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La Sncf ha lanciato la vendita parziale di Rle, la holding che raggruppa le sue attività merci, avviando una fase che potrebbe ridisegnare la logistica ferroviaria francese e europea. Perché conta: la cessione di fino al 49% promette di spostare equilibri di mercato, attrarre grandi operatori marittimi e imporre scelte strategiche su traffici, investimenti e posti di lavoro.
Il gruppo Rail Logistics Europe (Rle) ha comunicato a metà maggio l’apertura formale del processo di ricerca di un investitore di minoranza, con l’obiettivo di creare un controllo congiunto della società. L’operazione, che riguarda la totalità della holding e non solo la divisione operativa, non dovrebbe concludersi prima del 2027.
Cosa c’è alle spalle della vendita
La decisione è l’ultimo atto di una ristrutturazione iniziata dopo l’intervento della Commissione Europea nel 2022, che contestò ai trasporti merci della Sncf sovvenzioni per 5,3 miliardi. Per evitare l’insolvenza della ex Fret Sncf, trasformata in società privata nel 2020, lo Stato ha messo a punto un piano che ha ridisegnato l’attività e i costi dell’azienda.
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Tra le misure adottate figurano la separazione delle attività di trasporto e manutenzione in entità distinte e una riduzione di rete e personale. In questo contesto sono nate o sono entrate nella holding realtà come Captrain, Forwardis, Naviland Cargo e Viia.
- 2022: procedura UE per aiuti di Stato; proposta francese di piano di contenimento.
- Scissione in due società operative e taglio di 21 rotte cedute a operatori privati.
- Uscita complessiva di circa 500 dipendenti e dismissione di parte del materiale rotabile e degli immobili.
- 2025: Rle fattura circa 1,8 miliardi di euro, primo operatore merci in Francia e secondo in Europa.
- Ora: offerta fino al 49% della holding, con selezione dei candidati prevista a partire dall’estate 2026.
Chi ha mostrato interesse e quali sono le incognite
Il dossier ha già attirato l’attenzione di grandi nomi del trasporto e della logistica. In prima fila figura l’armatore francese CMA CGM, che vede nell’acquisizione un passaggio chiave per integrare i servizi marittimi con la componente ferroviaria della filiera. Secondo ricostruzioni, il progetto gode anche di un favore politico a livello nazionale.
Altri player globali come Maersk e MSC sono monitorati dal mercato, ma la possibile entrata di quest’ultima potrebbe sollevare dubbi antitrust nelle autorità di controllo, vista la presenza di Rle in mercati strategici come Belgio, Italia, Spagna e Portogallo.
Determinare un prezzo è complicato: mancano riferimenti diretti sul mercato e serve un imponente piano manutentivo per rinnovare la flotta di vagoni. Fonti vicine al dossier indicano comunque un valore dell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro per la quota messa in vendita.
Implicazioni pratiche
Una partecipazione esterna con controllo condiviso potrebbe accelerare investimenti nella flotta e nelle tecnologie digitali, ma aprirebbe anche il fronte delle gare d’appalto, delle relazioni sindacali e della concorrenza lungo le rotte europee.
I sindacati ferroviari, per ora tenuti in parte ai margini, denunciano la scarsa trasparenza rispetto alle promesse iniziali del governo e temono effetti sulla sicurezza del lavoro e sulla continuità dei servizi regionali.
Per l’ecosistema logistico la posta in gioco è concreta: integrazione tra mare e ferro, controllo dei corridoi transfrontalieri e possibile riorganizzazione dei flussi merci in tutta Europa.
Cosa seguire nei prossimi mesi
I punti chiave da monitorare sono pochi ma decisivi: la short list degli offerenti che uscirà dall’avvio operativo previsto per l’estate 2026, gli eventuali paletti posti dalle autorità antitrust e le scelte sul piano industriale e sugli investimenti per il rinnovo del materiale rotabile.
In definitiva, la cessione parziale di Rle non è un semplice aggiustamento societario: rappresenta un test sulla capacità della Francia di conciliare gli obblighi europei, la tutela dell’occupazione e la competitività delle sue reti logistiche.









