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Tra Porto Ercole e Porto Santo Stefano prende forma un intervento che unisce arte contemporanea e tutela ambientale: il nuovo Parco sottomarino dell’Argentario promette di trasformare i fondali in una zona di rigenerazione biologica accessibile a sub e snorkeler. Il progetto, costruito su collaborazioni locali e internazionali, è già nelle fasi finali di allestimento e porta con sé implicazioni pratiche per la biodiversità e il turismo locale.
Un’installazione che fa anche da rifugio per la fauna
Il percorso prevede l’immersione di cinque grandi sculture in marmo, create da giovani artisti e artigiani del territorio di Carrara. Tra queste, realizzata grazie al contributo di Miramis, c’è l’opera intitolata “La Poltrona – Echinos”, concepita da Corrado Levi con Andrea Marini Leandri e Francesca Bonanni: una seduta marmorea accompagnata da elementi che richiamano la vita marina.
Oltre al valore estetico, le opere saranno integrate con dispositivi pensati per la ripresa degli habitat: reef artificiali prodotti tramite stampa 3D e moduli pentagonali forati che favoriscono il radicamento della Posidonia oceanica. L’idea è che le installazioni diventino substrati vivi, capaci nel tempo di attrarre organismi marini e sostenere il ritorno di popolazioni ittiche.
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Dove si potrà vedere e quando
Le sculture saranno esposte a terra il 12 giugno in una mostra preliminare aperta al pubblico; l’immersione definitiva è fissata per il 2 luglio. Le opere verranno depositate a circa dieci metri di profondità, intervallate da praterie di posidonia e tratti sabbiosi tipici dell’Argentario.
- 12 giugno: inaugurazione a terra delle installazioni.
- 2 luglio: posa sul fondale e avvio operativo del Parco.
- Componenti tecniche: cinque sculture in marmo, reef stampati in 3D, moduli per favorire la ripresa della Posidonia.
- Visibilità: accessibile tramite immersioni e snorkeling una volta stabilizzato l’habitat.
Un’eredità che parte da Talamone
Il modello segue l’esperienza del Museo sottomarino di Talamone, avviato dalla Casa dei Pesci per difendere i fondali dalla pesca a strascico illegale. Lì, blocchi di marmo trasformati in opere sommerse hanno dimostrato come l’arte possa supportare la tutela ecologica, creando zone di riparo per la fauna e aumentando la consapevolezza pubblica sui temi marini.
Con l’Argentario si amplia la strategia: non si tratta più solo di isolati interventi artistici, ma di una rete di elementi pensati per favorire la ricostituzione di habitat locali e la coesistenza tra fruizione culturale e conservazione ambientale.
Il ruolo dei soggetti coinvolti
Miramis, gruppo internazionale attivo nell’ospitalità di alta gamma, ha finanziato una delle installazioni come parte di un impegno più ampio verso progetti territoriali e sociali. L’Associazione Casa dei Pesci e l’Accademia Mare Ambiente curano il coordinamento tecnico e scientifico dell’intervento, mentre realtà locali e artisti di Carrara hanno fornito competenze e materia prima.
Secondo i promotori, l’operazione punta a restituire valore al mare attraverso interventi concreti: dalla stabilizzazione dei fondali alla creazione di microhabitat, fino alla promozione di pratiche turistiche a basso impatto ambientale.
Cosa cambia per il territorio e per i visitatori
Per i residenti e per chi frequenta l’Argentario il progetto porta effetti tangibili: nuove opportunità per il turismo sostenibile, un possibile aumento della biodiversità locale e spazi di osservazione subacquea che coniugano valore culturale e scientifico. Per le attività di pesca e per gli operatori di immersione, la presenza di nuove aree protette può tradursi in benefici a medio-lungo termine legati al ripopolamento e alla qualità dell’ecosistema.
È però fondamentale il monitoraggio continuo: il successo ecologico dipenderà da scelte progettuali, dall’adeguata collocazione delle strutture e da una gestione che limiti impatti collaterali.
Prospettive e primi segnali
Il Parco sottomarino dell’Argentario si presenta come un esperimento su scala locale con ricadute replicabili altrove: coniuga arte, tecnica e scienza per creare un ambiente sommerso che sia al tempo stesso fruibile e funzionale alla vita marina. Nei prossimi mesi i dati sui primi insediamenti biologici saranno il termometro della riuscita dell’iniziativa.
Se l’approccio funzionerà, l’Argentario potrà diventare un esempio pratico di come interventi culturali possano integrarsi con strategie di conservazione, offrendo al contempo nuove esperienze per chi visita il mare.











