A Bruxelles, durante la 171ª sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, ha lanciato un monito sul futuro dei finanziamenti Ue all’agricoltura: l’ipotesi di concentrare la Politica Agricola Comune nei meccanismi di coesione rischia di tradursi in effetti concreti per le comunità rurali e le filiere alimentari. Sul tavolo c’è il negoziato sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, una scelta che secondo la Sicilia potrebbe cambiare l’assetto economico e sociale delle campagne.
Intervenendo a Bruxelles, alla presenza di Veronika Vrecionova, presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Galvagno ha sottolineato che per la Sicilia l’agricoltura non è un dato statistico ma «persone che restano», territori che non vengono abbandonati e produzioni che garantiscono cibo sicuro in un contesto climatico sempre più difficile. Ha avvertito che spostare risorse dalla PAC ai fondi di coesione significa modificare la natura stessa di questi strumenti politici.
Secondo il presidente dell’Ars, si tratterebbe di un cambio di rotta che colpirebbe in modo particolare le regioni rurali: non una mera operazione contabile, ma una scelta con effetti sulla capacità produttiva, sugli investimenti e sul reddito degli agricoltori.
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Scadenze e disagi oggi: cosa sapere per il 22 maggio
- Impatto sui redditi: meno risorse dirette possono tradursi in marginalità più acute per le aziende agricole.
- Rischio abbandono: minori incentivi a coltivare aumentano il pericolo di spopolamento delle aree interne.
- Resilienza climatica: meno sostegno strutturale rende più fragile la capacità di adattamento alle variazioni climatiche.
- Sicurezza alimentare: una filiera meno sostenuta mette a rischio disponibilità e qualità del cibo locale.
Nel suo discorso Galvagno ha ribadito che la PAC non va intesa come mera assistenza, ma come uno strumento di politica strategica che sostiene l’equilibrio socio-economico delle regioni. Per questo motivo ha chiesto misure di supporto rurale «vere» e soluzioni immediate: la richiesta è per risposte concrete, non per ritardi tecnici nei negoziati comunitari.
La questione ha risvolti pratici per chi vive e lavora nelle campagne: dalle scelte sugli investimenti dipendono posti di lavoro, manutenzione del territorio e la capacità di affrontare eventi climatici estremi. Per le istituzioni regionali la posta in gioco è alta, perché la distribuzione dei fondi europei condiziona programmi agricoli e piani di sviluppo locale.
Il confronto sul Quadro finanziario pluriennale proseguirà nelle prossime settimane: dalle delegazioni regionali arrivano appelli per difendere strumenti mirati al sostegno agricolo, mentre a livello europeo si discute su come conciliare coesione territoriale e politiche settoriali. Le decisioni che verranno prese influenzeranno non solo i bilanci nazionali, ma la vita quotidiana di molte comunità rurali.











