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Il governo tedesco ha avviato la fase formale di dismissione di Uniper, e l’operazione entra subito nel vivo: le espressioni di interesse devono arrivare entro il 12 giugno agli advisor incaricati. La decisione cambia prospettive per il mercato energetico tedesco e per le casse pubbliche, con possibili ricadute sull’offerta di gas in un’Europa ancora sensibile alla sicurezza degli approvvigionamenti.
La mossa romana di Berlino segue la pesante nazionalizzazione di Uniper nel 2022, quando la società fu salvata dallo Stato dopo perdite legate alla crisi energetica e al calo delle forniture dalla Russia. L’intervento pubblico aveva comportato l’acquisizione di quasi intero pacchetto azionario per un impegno finanziario elevato — circa 53 miliardi di dollari — oltre all’introduzione di restrizioni su bonus e dividendi per la controllata.
Scadenza e advisor
Uniper in vendita: Berlino prepara la cessione al settore privato
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Per gestire la vendita il governo ha nominato come consulenti finanziari JPMorgan Chase e UBS, cui spetta raccogliere le manifestazioni di interesse entro il termine stabilito: 12 giugno. Le opzioni sul tavolo includono una vendita diretta a investitori strategici oppure un ritorno in Borsa tramite un’IPO; fonti vicine all’operazione segnalano che, seppure in passato si parlasse di una parziale quotazione, oggi la cessione completa del pacchetto pubblico è considerata plausibile.
Chi ha già mostrato interesse
- Equinor (Norvegia) — compagnia energetica con forte presenza nel Nord Europa;
- Brookfield Asset Management — investitore globale in infrastrutture e asset energetici;
- EPH (gruppo di Daniel Kretinsky) — operatore attivo nel settore energetico europeo;
- TAQA (Abu Dhabi) — società petrolifera ed energetica con portafoglio internazionale.
La lista non è esaustiva: altre società potrebbero presentare offerte, incluse piattaforme di private equity o consorzi internazionali interessati a capacità di importazione e stoccaggio di gas.
Perché la privatizzazione è obbligata
La scelta di ridurre la partecipazione pubblica risponde a vincoli imposti dalla Commissione Europea nell’approvare il salvataggio: Bruxelles ha autorizzato l’aiuto a condizione che la quota statale scenda fino a non oltre il 25%, con ulteriori disposizioni da rispettare entro la fine del 2028. L’obiettivo della Commissione è limitare distorsioni di mercato e garantire concorrenza.
Questi paletti hanno accelerato la ricerca di soluzioni praticabili: un’IPO avrebbe richiesto tempi e condizioni di mercato favorevoli, la vendita diretta può portare a un disimpegno più rapido ma apre il dibattito sulle condizioni e sul controllo delle infrastrutture critiche.
Le implicazioni sono concrete. Per i contribuenti tedeschi la cessione rappresenta l’occasione per recuperare parte dell’investimento pubblico; per il settore energetico significa possibili ristrutturazioni, nuovi piani di investimento e cambi di strategia commerciale che potrebbero influire su prezzi e forniture a medio termine.
Prossimi passi
Nei prossimi giorni gli advisor raccoglieranno le manifestazioni formali e valuteranno i dossier; successive fasi prevedono negoziazioni, due diligence e la possibile pubblicazione di dettagli sull’operazione. Se la procedura procede spedita, l’esito potrebbe definire il futuro proprietario di una delle principali utility tedesche prima della scadenza imposta dall’UE.
La transazione è da considerare una delle più rilevanti nel panorama energetico europeo degli ultimi anni: oltre al valore economico, pesa la posta in gioco sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla capacità dello Stato di gestire crisi sistemiche.










