Nido caretta caretta ad Andora: spiaggia sorvegliata in vista della schiusa

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Un nido di Caretta caretta è stato individuato sulla spiaggia libera di Andora, in Liguria: la scoperta arriva dopo che alcuni piccoli erano già emersi in avvenimenti separati tra il 3 e il 12 settembre. L’episodio richiama l’attenzione sulle difficoltà di proteggere la nidificazione delle tartarughe marine nelle aree balneari affollate durante la stagione estiva.

I primi avvistamenti risalgono alla mattina del 3 settembre, quando sette tartarughine erano state trovate appena uscite dalla sabbia. I biologi dell’associazione Delfini del Ponente, operando su mandato del Ministero dell’Ambiente e in cooperazione con il Gruppo Ligure Tartarughe, hanno subito avviato ricerche per localizzare il nido, senza però avere successo nei giorni immediatamente successivi.

Per garantire la salvaguardia dell’area, è stato istituito un presidio continuativo — giorno e notte — che è durato sei giorni. Nonostante la sorveglianza, non si sono verificate altre nascite durante quel periodo.

Il quadro è cambiato al termine del primo turno di controllo: durante una nuova ricognizione i volontari hanno notato tracce sulla sabbia compatibili con una recente emersione. Alla sera del 12 settembre, intorno alle 18:45, una giovane tartaruga è uscita dal nido, consentendo agli esperti di individuare con precisione il punto di deposizione.

Il Comune di Andora ha immediatamente segnalato e recintato l’area con transenne, mentre Delfini del Ponente e il Gruppo Ligure Tartarughe hanno riattivato un presidio permanente che resterà in vigore fino all’apertura del nido prevista nei prossimi giorni.

Solo con l’apertura sarà possibile contare con certezza il numero di uova deposte e dei piccoli effettivamente nati, nonché raccogliere dati utili alla ricerca sul comportamento riproduttivo della specie. Al momento, dalle tracce e dai piccoli emersi si stima la nascita di circa dieci tartarughine, ma il conteggio definitivo dipenderà dall’esame diretto del nido.

Perché questo avvenimento è importante oggi

La nidificazione di una specie protetta su una spiaggia pubblica pone questioni pratiche immediate: come conciliare tutela ambientale e fruizione turistica, e quali misure adottare per evitare interferenze durante le fasi critiche di deposizione ed emersione. In un’estate ancora caratterizzata da intensa presenza di bagnanti, la rapidità di intervento delle autorità e dei volontari ha fatto la differenza.

Protezione della spiaggia: regole pratiche

La gestione dell’area è fondamentale per non compromettere la sopravvivenza dei piccoli. Luci, veicoli, attrezzature e folla possono disorientare le neonate e ostacolare l’uscita dal nido.

Spiaggia al buio con luci schermate per proteggere tartarughe
Spegnere o schermare le luci è fondamentale per non disorientare le tartarughine.

  • Mantenere distanza e non avvicinarsi al punto di deposizione.
  • Non calpestare la sabbia intorno alle tracce rilevate né modificare la superficie.
  • Spegnere o schermare le luci dirette verso la spiaggia durante la notte.
  • Tenere gli animali domestici lontani dall’area recintata.
  • Lasciare che siano i tecnici autorizzati a operare sull’apertura del nido.

Queste semplici precauzioni aumentano le probabilità di sopravvivenza dei piccoli e permettono agli studiosi di raccogliere informazioni preziose senza alterare l’evento naturale.

Segnalazioni e coordinamento

In caso di avvistamento di una tartaruga intenta a nidificare o di tracce riconducibili a una possibile emersione, è fondamentale contattare la Capitaneria di Porto: i numeri indicati sono il 1530 oppure il 112. Le autorità attivano quindi la procedura operativa e mettono in contatto gli osservatori locali con il Gruppo Ligure Tartarughe.

Volontari e Guardia Costiera coordinano il salvataggio sulla spiaggia
Cooperazione tra autorità, biologi e volontari per proteggere il nido.

Il network di monitoraggio regionale è coordinato dall’Acquario di Genova e coinvolge enti come ARPAL, l’Università di Genova e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. La collaborazione tra biologi, volontari, Comune e Guardia Costiera ha permesso ad Andora di proteggere tempestivamente l’area interessata.

Cosa succederà nei prossimi giorni

La fase cruciale sarà l’apertura del nido: in quel momento gli esperti conteranno uova e neonate, valuteranno lo stato di sviluppo e raccoglieranno dati utili per il monitoraggio a lungo termine della specie sulle coste liguri. I risultati contribuiranno anche a migliorare protocolli di protezione in spiagge ad alta frequentazione.

Per chi frequenta le coste liguri, l’appello è semplice e pratico: osservare con attenzione, segnalare prontamente e lasciare che siano i professionisti a intervenire. In un periodo in cui i segnali di recupero di alcune popolazioni marine sono fragili, ogni nidificazione riuscita acquisisce valore scientifico e conservazionistico.

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