Mostra sommario Nascondi sommario
Il gip di Caltanissetta ha disposto l’archiviazione dell’inchiesta su presunti favori a Cosa Nostra da parte dell’ex sostituto procuratore Gioacchino Natoli: una decisione che riapre il dibattito sul ruolo delle indagini degli anni Novanta nella ricostruzione delle stragi di Capaci e via D’Amelio. La sentenza segna oggi una chiusura giudiziaria per alcuni capi d’accusa, ma lascia aperte questioni di fiducia pubblica e ricostruzione storica.
Le motivazioni del giudice
Il giudice per le indagini preliminari, Santi Bologna, ha ritenuto che le contestazioni mosse a Natoli non sussistano con il grado di probabilità necessario per sostenere una condanna. In sostanza, il quadro probatorio non ha soddisfatto il parametro della prevedibile condanna, condizione richiesta per procedere oltre.
Orient Express Corinthian: Exteta veste gli ambienti con il design di Maxime d’Angeac
Stragi ’92: gip archivia le accuse di favoreggiamento contro Natoli

Il provvedimento rileva inoltre che gran parte dei fatti riguarda eventi del 1991 e che molti elementi sono ormai prescritti. Il giudice ha comunque esaminato nel merito le contestazioni, arrivando a valutazioni specifiche sul comportamento dell’ex pm.
Secondo il gip, Natoli avrebbe dato un’impronta investigativa limitata alla vicenda sul presunto dossier «mafia-appalti»: non tanto perché avesse un accordo con la criminalità organizzata, quanto perché non avrebbe valorizzato adeguatamente quegli elementi, forse per convinzione personale o per incapacità di approfondire.
Rapporti, prove e persone coinvolte
Nel dispositivo viene esplicitato che non sono emersi riscontri utili a dimostrare contatti tra Natoli e l’imprenditore indicato dagli inquirenti come favorito dall’insabbiamento, Antonino Buscemi. Questo punto è centrale nella decisione di archiviazione.
Anche la posizione di Giuseppe Pignatone, all’epoca coinvolto nell’indagine, è stata chiusa: per lui il gip ha parlato di insufficienza probatoria. Il giudice sottolinea inoltre l’assenza di elementi che possano provare un’intesa, nemmeno tacita, tra Natoli e Pignatone; anzi, la presenza di rapporti non cordiali tra i due è interpretata come elemento che indebolisce l’ipotesi di un accordo illecito.
Per il terzo indagato, il generale Stefano Screpanti (all’epoca capitano), il giudice ha rilevato contraddizioni fra indizi a carico e elementi a discarico, rendendo impossibile una valutazione univoca a favore della prosecuzione dell’azione penale.
- Gioacchino Natoli — procedimento archiviato: accusato di favoreggiamento, le prove non raggiungono la soglia necessaria per la condanna.
- Giuseppe Pignatone — archiviazione per insufficienza di prove.
- Stefano Screpanti — posizione sospesa per contraddittorietà degli elementi probatori.
La decisione del gip chiude quindi il capitolo giudiziario per alcune posizioni, ma non azzera il dibattito pubblico su come furono condotte le inchieste che ruotavano attorno alle stragi che colpirono Falcone e Borsellino. Per familiari delle vittime, storici e giornalisti resta importante la ricostruzione complessiva dei fatti e delle responsabilità istituzionali.
Resta inoltre la possibilità che la vicenda continui a essere esaminata sul piano storico e amministrativo: l’archiviazione giudiziaria non esclude approfondimenti successivi o nuovi elementi che possano emergere nel tempo.











