Blue economy 4% del pil: in Italia vale 76 miliardi, numeri del report Bper

La Liguria emerge come la regione italiana dove la blue economy incide di più sul sistema produttivo: secondo un report presentato al Salone Nautico di Genova, il contributo regionale al valore aggiunto supera nettamente la media nazionale. Questo dato è oggi cruciale: definisce priorità per investimenti, occupazione e infrastrutture portuali in un contesto economico che sta spingendo su innovazione e sostenibilità.

Il rapporto “Blue Economy: una leva strategica per lo sviluppo. Focus Liguria”, realizzato da BPER e illustrato alla fiera genovese, mette in evidenza numeri che spiegano l’attenzione crescente del gruppo bancario verso il settore. A livello globale l’economia del mare vale cifre comprese tra i 2,5 e i 3 trilioni di dollari l’anno, pari a quasi il 4% del Pil mondiale; in Italia il contributo diretto si aggira sui 76 miliardi, attorno al 3-4% del Pil nazionale.

Secondo l’analisi condotta dall’ufficio studi di BPER, però, la fotografia cambia se si considera anche l’indotto: integrando gli effetti indiretti il peso della blue economy sul sistema economico italiano può salire fino all’incirca all’11%. Dietro questi numeri ci sono cantieri navali, porti, nautica da diporto, trasporto merci e attività turistiche che stanno evolvendo grazie alle tecnologie subacquee e alle nuove opportunità dell’offshore.

La risposta della banca e i numeri dell’impegno

Per offrire supporto alle imprese del comparto, BPER ha istituito da tempo un financial desk dedicato e un team di ricerca che monitora trend e opportunità. Il gruppo dichiara un’esposizione verso il settore nell’ordine dei 300 milioni di euro, con rapporti sia con aziende dello shipping e della nautica sia con grandi imprese che superano i 500 milioni di fatturato.

Il responsabile della finanza strutturata di BPER ha sottolineato che poche banche dispongono di un’unità simile: l’obiettivo è intercettare progetti di crescita e innovazione, dalla digitalizzazione dei porti alle soluzioni energetiche per le attività offshore.

Un docente intervenuto alla presentazione ha richiamato il ruolo della Liguria come territorio capace di combinare tradizione cantieristica e apertura verso mercati tecnologici: secondo gli studi, la regione ha nel proprio tessuto produttivo una predisposizione a sperimentare e a valorizzare il mare in ambiti economici sempre più diversificati.

  • Settori chiave: cantieristica, portualità, nautica da diporto, trasporto merci, offshore, turismo marino.
  • Impatto economico: 76 miliardi di valore aggiunto diretto in Italia; fino all’11% se si considera l’indotto.
  • Dimensione globale: 2,5–3 trilioni di dollari l’anno, circa il 4% del Pil mondiale.
  • Risposta finanziaria: desk specializzati, portafogli di credito dedicati, supporto a progetti di innovazione.
  • Rischi e opportunità: necessità di infrastrutture moderne, formazione qualificata e investimenti in tecnologie pulite.

Per imprese e amministrazioni locali il quadro non è solo statistica: significa dover programmare scelte concrete su logistica, formazione professionale e transizione verde. La presenza di operatori finanziari con competenze settoriali facilita l’accesso a strumenti per sostenere progetti di ammodernamento e sviluppo commerciale.

Resta aperta la sfida della governance delle risorse e della sinergia tra territori: la Liguria parte avvantaggiata per tradizione e asset infrastrutturali, ma il consolidamento del ruolo regionale dipenderà dalla capacità di attrarre investimenti strutturali e di trasformare i trend tecnologici in opportunità occupazionali sostenibili.

Dai il tuo feedback

★★★★★

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



Harbours.net è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento