Si sono svolti a Palermo i primi interrogatori dopo l’operazione che ha smantellato una rete armata accusata di una serie di agguati nelle borgate e nei comuni della provincia. Le testimonianze raccolte e i sequestri effettuati in carcere hanno messo in luce legami tra detenuti e gruppi in libertà: per la città la vicenda ha ricadute immediate sulla sicurezza e sulla tenuta dell’ordine pubblico.
Davanti al gip Filippo Serio otto dei fermati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L’inchiesta, coordinata dalla Dda e condotta dai carabinieri, riguarda una serie di attacchi compiuti con armi d’assalto, tra cui l’uso di kalashnikov, che hanno seminato paura a Tommaso Natale, Sferracavallo e Mondello e nei comuni di Isola delle Femmine, Capaci e Carini.
Secondo gli inquirenti, la manovalanza – in gran parte giovanissima – riceveva ordini e conferme tramite scambi con persone già detenute. Durante il blitz in carcere sono stati sequestrati tre telefoni cellulari che, dicono gli investigatori, contenevano messaggi chiave utili a ricostruire la catena di comando.
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- Persone interrogate: Gioacchino Buzzotta, Gian Mattia Celestino, Giuseppe Pirotta, Manuel Salamone, Matteo Salamone, Baldassare Rizzuto, Massimiliano Clemente, Salvatore Ariolo (tutte le otto hanno scelto di non rispondere).
- Presunti promotori territoriali: Matteo Salamone e Rosario Piazza, ritenuti i riferimenti sul territorio.
- Organizzazione dell’attività: reclutamento di giovani pagati poche centinaia di euro per ogni azione e collegamenti con un “giovane boss” ancora detenuto.
I dettagli finora emersi indicano un sistema che combinava ordini dall’interno del carcere e forza d’urto in strada. Per gli inquirenti, la presenza di telefoni sequestrati in cella rafforza l’ipotesi di una gestione pianificata delle operazioni.
Le audizioni proseguiranno nelle prossime due giornate; al termine il giudice deciderà sulle misure cautelari da applicare. La fase successiva dell’indagine sarà fondamentale per chiarire responsabilità e contorni dell’organizzazione.
Per la comunità locale resta la necessità di risposte rapide: la scoperta di reti che sfruttano giovani manovalanze e la possibilità che ordini viaggino dal carcere pongono interrogativi sul controllo interno e sulle strategie investigative future.











