Durante la celebrazione per la Solennità di Santa Rosalia a Palermo, l’arcivescovo Corrado Lorefice ha lanciato un appello netto contro la violenza delle guerre e le pratiche che spingono indietro le persone in fuga, definendo il Mediterraneo come un luogo sempre più segnato da tragedie umane. Il suo intervento lega l’urgenza della pace alle responsabilità civili e religiose, richiamando in primo piano il ruolo dei giovani e delle comunità locali.
Nell’omelia Lorefice ha sollecitato una risposta culturale e spirituale alla «cultura dell’odio», chiedendo operatori di pace capaci di contrastare l’indifferenza. La denuncia ha preso di mira sia i conflitti che stroncano la convivenza globale sia le pratiche di respingimento che stanno trasformando il Mare Nostro in un triste luogo di sepoltura per migranti.
Un invito esplicito alle nuove generazioni
Mermaid: perché tutti ne parlano oggi
Schifani indice vertice di giunta: centrodestra in allarme per possibili dimissioni
Riprendendo idealmente il messaggio rivolto alle autorità religiose e civili in occasione della Giornata per la pace di Assisi, Lorefice ha puntato il dito sulle possibilità offerte dai giovani: a loro, ha detto in sostanza, va affidata la speranza di rovesciare «strade false» e costruire alternative più umane. L’arcivescovo ha indicato la formazione alla compassione come un antidoto alla deriva narcisistica di chi esercita potere con arroganza.
Ricordando Santa Rosalia, Lorefice l’ha descritta come un modello di preghiera e di dedizione che mirava a liberare la comunità dai mali della divisione: pregiudizi, inimicizie, mondanizzazione e rivalità dovevano essere allontanati per fare della Chiesa locale un segno di unità e di pace.
Alla cerimonia erano presenti rappresentanti delle istituzioni civili, militari e accademiche; particolare rilievo ha avuto la partecipazione dell’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash, presente come pellegrino in occasione della scopertura di una targa con la traduzione in ucraino di due lapidi già esistenti nel Santuario. Il luogo, richiamando un’immagine celebre di Goethe, è stato definito dall’arcivescovo un «promontorio» che continua a parlare di concordia.
- Conseguenze pratiche: la denuncia solleva questioni su politiche migratorie e protezione umanitaria nel Mediterraneo.
- Ruolo dei giovani: elemento centrale per promuovere cultura della pace e cambiamenti a lungo termine.
- Dimensione civile e religiosa: necessità di collaborazione tra istituzioni e comunità di fede per contrastare paura e chiusure.
- Valore simbolico di Palermo: il Santuario come punto di richiamo per gesti di memoria e dialogo internazionale.
Il richiamo dell’arcivescovo mette in evidenza due questioni con concrete ricadute: la responsabilità di chi governa nei conflitti e la risposta collettiva alla crisi migratoria. Per i lettori, questo significa valutare le scelte politiche e l’impegno civico, oltre che considerare la dimensione morale della solidarietà verso chi fugge dalla guerra e dalla violenza.
La celebrazione di Santa Rosalia, dunque, si è fatta cornice di un messaggio che cerca di collegare fede, memoria e impegno pubblico in vista di una convivenza meno divisa e più orientata alla pace.












