Oceani in pericolo per la plastica: la mostra milanese che li denuncia

Fino all’8 novembre 2026 il Museo di Storia Naturale di Milano ospita “Dentro la Metamorfosi”, un’installazione immersiva di Maria Cristina Finucci promossa da Marevivo che trasforma la plastica in dispositivo di riflessione: perché lo stato degli oceani e l’invasione di microplastiche sono questioni che incidono oggi sulla salute ambientale e sulle scelte di consumo di tutti. L’allestimento coincide inoltre con la Milano Art Week e si inserisce in un più ampio progetto scientifico-culturale cittadino.

L’opera è il primo episodio di TRACCE, un percorso quadriennale curato dagli Istituti Scientifici del Comune di Milano — Museo di Storia Naturale, Acquario Civico e Planetario — pensato per mettere a confronto ricerca, arti visive e sensibilizzazione pubblica. L’obiettivo dichiarato è avviare un dialogo tra dati scientifici e immaginario collettivo, rendendo la conoscenza accessibile attraverso la fruizione diretta.

L’allestimento, firmato e curato da Marcello Farabegoli, occupa la grande sala del museo con **membrane gonfiabili** e strutture luminose penetrabili: non semplici sculture ma ambienti attraversabili che mutano forma e percezione. Il visitatore è invitato a camminarvi dentro, toccare con lo sguardo e con il corpo una rappresentazione fisica del degrado marino.

I materiali esposti derivano dalla ricomposizione di rifiuti plastici e microplastiche; la loro aggregazione dà vita a sagome ibride, al tempo stesso attraenti e inquietanti, che ricordano organismi marini deformati dall’inquinamento. L’intento è sottilmente pedagogico: l’esperienza estetica si trasforma in presa di coscienza.

Un elemento distintivo del progetto è l’uso della intelligenza artificiale in fase creativa, impiegata per simulare la frammentazione dei materiali operata dal mare e per generare nuove configurazioni visive a partire dai detriti. La tecnologia qui funge da strumento interpretativo — non da spettacolo — per rendere visibile un processo altrimenti invisibile ai più.

Per la promozione e la curatela, Marevivo e gli organizzatori sottolineano che «l’installazione punta a innescare un cambiamento culturale prima ancora che esclusivamente ambientale», nelle parole di Rosalba Giugni, richiamando l’urgenza di ripensare modelli produttivi e abitudini quotidiane.

Perché conta per il pubblico

  • Data e luogo: Museo di Storia Naturale di Milano, fino all’8 novembre 2026.
  • Cosa vedere: ambienti gonfiabili attraversabili, installazioni di plastica ricomposta, luci e suoni che mutano la percezione.
  • Curatore e promotori: Marcello Farabegoli; progetto promosso da Marevivo e inserito nel programma degli Istituti Scientifici comunali.
  • Tecnologia in mostra: utilizzo di intelligenza artificiale per simulazioni e ideazione formale.
  • Contesto: prima tappa del progetto TRACCE; evento collegato alla Milano Art Week e a MIART 2026.

Il lavoro non si limita a denunciare l’alterazione degli ecosistemi marini: mette in discussione il mito del progresso lineare che ha fatto della plastica un simbolo di comodità e sviluppo nel Novecento, senza tener conto delle conseguenze ambientali. Ogni anno, infatti, una quota significativa di rifiuti raggiunge i mari, con impatti sulla biodiversità, sulle catene alimentari e sulla stabilità degli ambienti costieri.

L’installazione offre dunque due livelli di esperienza: da un lato il coinvolgimento sensoriale, dall’altro la sollecitazione intellettuale. Le superfici traslucide, i colori e le forme seduttive rompono la distanza tra osservatore e oggetto, inducendo un passaggio graduale dall’ammirazione alla preoccupazione.

Dal punto di vista culturale, iniziative come questa rafforzano il ponte tra istituzioni scientifiche e pratica artistica, trasformando il museo in spazio di dibattito pubblico. Per il visitatore significa poter vedere con chiarezza le connessioni tra comportamento quotidiano, scelte produttive e condizioni degli oceani.

Chiunque voglia approfondire o programmare la visita troverà in loco materiali informativi e percorsi che spiegano le fonti dei rifiuti marini e le possibili strategie di riduzione. L’esposizione funziona quindi sia come esperienza estetica sia come punto di partenza per scelte più consapevoli nella vita di ogni giorno.

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