Il ministero della Giustizia ha accolto la richiesta delle figlie di Marcello Cimino, il 45enne senza fissa dimora bruciato vivo mentre dormiva sotto il portico della missione San Francesco ai Cappuccini nel marzo 2017. La decisione riconosce alle eredi il massimo previsto dal fondo per le vittime di reati violenti: 50.000 euro in totale.
La somma sarà erogata indipendentemente dal numero degli aventi diritto, secondo le regole del fondo speciale, pensato per sostenere chi subisce reati particolarmente gravi e le loro famiglie.
Dettagli del caso
La vittima venne cosparsa di carburante e incendiata mentre dormiva nel suo giaciglio di fortuna; non riuscì a salvarsi. Per quell’omicidio è stato condannato all’ergastolo Giuseppe Pecoraro, all’epoca 45enne, che avrebbe agito mosso dal sospetto che la vittima avesse una relazione con la moglie da cui era separato.
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- Vittima: Marcello Cimino, 45 anni, senza dimora
- Data del fatto: marzo 2017
- Luogo: portico della missione San Francesco ai Cappuccini
- Condannato: Giuseppe Pecoraro, ergastolo
- Risarcimento deciso: 50.000 euro complessivi dal fondo speciale per vittime di reati violenti
Per le due figlie si tratta di un riconoscimento economico che, pur non potendo “riparare” una perdita irreparabile, rappresenta un sostegno concreto per le esigenze immediate. Il provvedimento del ministero segna anche il riconoscimento formale dello stato nei confronti delle vittime di violenza estrema.
Il caso aveva suscitato forte attenzione all’epoca per la brutalità del gesto e per la condizione di marginalità della vittima. Ora, con l’erogazione stabilita, si chiude una fase amministrativa che segue la sentenza penale e l’avvio delle pratiche di accesso al fondo.
Sul piano pratico, il fondo speciale interviene con importi predeterminati per casi di reati violenti: l’erogazione non varia in funzione del numero degli eredi, una caratteristica che punta a garantire uniformità nell’assegnazione del contributo.










