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Presentati il 21 ottobre a Roma, i nuovi dati dell’Osservatorio Freight Insights segnano un paradosso: il fatturato del trasporto aumenta, ma i margini non reggono. Questa discrepanza mette a rischio prezzi, efficienza e la capacità del sistema logistico italiano di affrontare le sfide energetiche e geopolitiche attuali.
Secondo l’analisi promossa dal MOST e dalla Fondazione CSELI durante l’11° Forum di Conftrasporto-Confcommercio, il settore ha registrato ricavi pari a 96 miliardi di euro; tuttavia la redditività non è cresciuta alla stessa velocità. Le pressioni sui costi restano pesanti e strutturali, con effetti diretti su tariffe e continuità del servizio.
Dal 2019 a oggi le voci che comprimono i margini sono molte: il costo del denaro è salito del 111%, l’elettricità del 73%, il gasolio del 30% e la manodopera del 18%. Per il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, temi come il caro energia, il sistema delle quote di emissione (ETS), la congestione e i ritardi nella digitalizzazione richiedono una risposta doppia: gestione delle emergenze e piani di lungo periodo.
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Porti italiani sul podio europeo: Suez ed ETS possono compromettere le rotte marittime
Il trasporto su strada resta il cuore della logistica nazionale: nel 2025 ha superato 31 miliardi di tonnellate-chilometro. Tra il 2025 e il 2026 il prezzo del gasolio è aumentato di oltre il 15%, mentre CNG e LNG sono cresciuti rispettivamente del 4,1% e del 3,4%.
La congestione pesa molto sui conti: il costo nazionale stimato è di quasi 5 miliardi l’anno, con oltre 1 miliardo imputabile ai mezzi pesanti in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Inoltre, il fatto che il 90% dei veicoli percorra meno di 300 km al giorno rende difficile spostare quote significative di merci verso modalità alternative.
Il settore deve anche fronteggiare una carenza di manodopera qualificata: si prevedono oltre 30mila autisti mancanti nei prossimi anni, problema aggravato da un sistema formativo giudicato inadeguato.
Porti, ferrovie e aereo: luci e ombre
Gli scali italiani sono tra i più performanti in Europa, secondi solo a quelli olandesi. Tuttavia le rotte che evitano il canale di Suez allungano i tempi di navigazione fino a due settimane, favorendo i porti del Nord Europa. Il traffico Ro‑Ro interno è diminuito dell’1% nel 2025 e, con l’attuale impostazione dell’ETS, il carburante supera il 50% dei costi operativi dei collegamenti con le isole.

Sul fronte ferroviario, i cantieri hanno quasi annullato i benefici degli incentivi: nel primo semestre 2026 i treni‑chilometro sono calati dell’8%. Il cargo aereo mostra invece segnali di crescita su alcuni scali (Roma, Brescia, Bergamo), mentre Malpensa subisce contraccolpi dopo l’annuncio di una tassa sui pacchi di basso valore.
Il potenziale della tecnologia
La digitalizzazione emerge come leva cruciale per ridurre costi e ritardi. Le stime dell’Osservatorio indicano risparmi significativi se si investe in monitoraggio, manutenzione e informatizzazione:

- Monitoraggio e manutenzione tecnologica delle infrastrutture: potenziale risparmio di quasi 7 miliardi.
- Digitalizzazione di documenti e procedure logistiche: fino a 18 miliardi nei prossimi anni.
- Informatizzazione delle procedure portuali: risparmi stimati intorno a 160 milioni all’anno.
Questi interventi non sono solo un’opportunità economica: migliorano affidabilità, tracciabilità e sostenibilità delle filiere, accelerando la transizione verso modelli più resilienti.
Le richieste di Conftrasporto-Confcommercio
L’associazione chiede di trasformare l’attuale fase emergenziale in politiche strutturate, con misure operative sia a livello nazionale che europeo. I punti principali avanzati durante il Forum:
- Misure nazionali per l’energia: estendere le indicizzazioni contrattuali al GNL, valutare tagli selettivi alle accise sul gasolio commerciale, introdurre crediti d’imposta e sbloccare i 590 milioni previsti per il rinnovo del parco veicolare nel pieno rispetto della neutralità tecnologica.
- Interventi europei: revisione del regolamento sulle emissioni dei mezzi pesanti con l’introduzione di un Carbon Correction Factor, esclusione dei collegamenti con le isole dall’ETS e rinvio nell’applicazione dell’ETS2.
- Governance e capacità tecniche: potenziare le competenze tecniche del MIT, istituire un Comitato interministeriale per la competitività dei trasporti e rilanciare il Piano Generale dei Trasporti e della Logistica.
- Riforma portuale: rafforzare il coordinamento centrale senza indebolire le Autorità di Sistema Portuale (AdSP) e gestire meglio rischi di sovracapacità o sotto-utilizzo degli scali.
- Supporto al lavoro e alla continuità dei servizi: misure per formare autisti, macchinisti e marittimi; rispetto dei tempi di carico/scarico e di pagamento; risorse per la continuità territoriale marittima; sgravi contributivi per i marittimi del corto raggio; attuazione del fondo per il pensionamento dei portuali.
- Rilancio di infrastrutture chiave: incentivi per Autostrade del Mare e per il trasporto combinato ferroviario; segnalato lo stallo del Piano di Sviluppo di Fiumicino, che l’associazione valuta responsabile di un mancato indotto stimato intorno a 70 miliardi.
Nel complesso, le proposte mirano a ridurre i costi operativi, preservare la competitività del sistema-paese e accompagnare la decarbonizzazione senza penalizzare la connettività delle isole e delle aree industriali strategiche.
Per il settore è ora urgente fare scelte che vadano oltre il breve termine: senza interventi strutturali i rincari e le inefficienze rischiano di trasferirsi sui prezzi finali, rallentare la transizione verde e indebolire la posizione logistica dell’Italia nel mercato europeo. La digitalizzazione e una governance rafforzata offrono strumenti concreti per evitare questo scenario, ma richiedono programmazione e risorse immediate.











