Adq, il fondo sovrano di Abu Dhabi che già detiene la maggioranza di Ad Ports, ha presentato un’offerta in contanti per comprare le azioni rimaste e riportare il gruppo fuori dalla Borsa di Abu Dhabi: una mossa che cambia il profilo dell’operatore portuale e potrebbe accelerare la sua strategia di espansione internazionale. La proposta arriva dopo risultati trimestrali molto forti e segna un punto di svolta per investitori e mercati regionali.
Secondo quanto riportato da Reuters, l’offerta copre il restante capitale in circolazione a un prezzo per azione che valorizza l’intero gruppo intorno agli 8,6 miliardi di dollari. Per Adq si tratta di una logica di consolidamento: ha già oltre il 75% del capitale e ora mira al controllo totale con un’operazione volontaria in contanti.
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Il prezzo proposto riconosce un premio significativo rispetto alle quotazioni correnti e segna un aumento sensibile rispetto al prezzo d’esordio in Borsa di Ad Ports, che era avvenuto nel 2022. Il fondo giustifica l’uscita dal mercato pubblico con la possibilità di perseguire obiettivi strategici a lungo termine senza la pressione trimestrale degli azionisti di minoranza.
Ad Ports è cresciuta rapidamente dall’avvio del progetto per il porto di Khalifa nel 2006, trasformandosi in due decenni in un gruppo con attività che spaziano dalla gestione portuale alla logistica, dallo shipping alle zone economiche.
- Valutazione stimata: circa 8,6 miliardi di dollari (Reuters).
- Prezzo offerto: corrispondente al valore per il 25% rimanente del capitale; premium rispetto alle quotazioni recenti tra il 23% e il 31%.
- Confronto con l’IPO: il prezzo è quasi raddoppiato rispetto all’offerta iniziale di febbraio 2022 (+circa 95%).
- Risultati operativi 2025: movimentati 7,7 milioni di TEU e 59,5 milioni di tonnellate di merci.
- Q2 2026: ricavi in crescita del 47% a 7,08 miliardi di dirham; Ebitda aumentato del 49% a 1,74 miliardi.
- Acquisizioni recenti: tra queste, l’accordo da 835 milioni di dollari per il brasiliano Corredor Logística e Infraestrutura.
La performance finanziaria del gruppo nel secondo trimestre è stata trainata soprattutto dalle attività marittime, dalla logistica e dalle zone economiche, malgrado le interruzioni del traffico nello Stretto di Hormuz che hanno influenzato i volumi portuali nella regione.

Per gli investitori di minoranza la proposta rappresenta un’opportunità di realizzo in denaro; per il mercato, invece, significa una riduzione della liquidità delle azioni di Ad Ports e un ritorno a una struttura azionaria più concentrata sotto il controllo di Abu Dhabi.
Il possibile ritorno a una società privata potrebbe inoltre facilitare operazioni di medio-lungo periodo: acquisizioni estere, investimenti infrastrutturali e riorganizzazioni operative potrebbero essere gestiti con maggiore flessibilità rispetto a quanto consentito dalla quotazione pubblica.

L’offerta dovrà seguire le procedure regolamentari e le scadenze previste per questo tipo di operazioni; nei prossimi giorni è atteso un calendario più dettagliato su termini, condizioni e tempistiche, oltre alle decisioni degli azionisti di minoranza.
In sintesi: la mossa di Adq non è solo finanziaria, ma strategica. Seguirne gli sviluppi è importante per chi tiene d’occhio le dinamiche del trasporto marittimo, gli investimenti infrastrutturali della regione e le tendenze di privatizzazione degli asset statali negli Emirati Arabi Uniti.












