Sicilia a rischio: 90% degli edifici non resisterebbe a un sisma come in Venezuela

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Un terremoto pari al 7,5 che ha colpito il Venezuela riaccende l’allarme sulle vulnerabilità del patrimonio edilizio italiano: in particolare in Sicilia la maggior parte degli edifici non sarebbe pronta a resistere a scosse di quella intensità. Il nodo è pratico e urgente: si tratta di salvaguardare scuole, ospedali e infrastrutture prima che un evento simile provochi vittime e danni estesi.

Numeri che spiegano il rischio

Le stime regionali indicano che gran parte del parco costruito nell’isola presenta criticità strutturali. In sintesi:

Voce Quota stimata Significato
Edifici senza criteri antisismici ~30% Costruzioni realizzate prima dell’introduzione di norme minime
Edifici progettati con norme superate ~50% Strutture che non garantirebbero la resistenza a scosse molto forti
Edifici adeguati dopo il 2003 ~10% Interventi effettuati soprattutto su scuole e ospedali, non sempre in linea con le regole più recenti
Strutture con isolamento sismico (norme più recenti) ~10% (infrastrutture post‑2018) Applicazione limitata della tecnica che separa l’edificio dal terreno

Perché questi numeri contano oggi

L’Italia presenta aree con elevata pericolosità sismica — tra cui Sicilia, Calabria, Campania e l’arco appenninico — dove anche terremoti di intensità inferiore a quella venezuelana hanno causato danni pesanti in passato. La concentrazione di edifici vulnerabili in zone densamente popolate aumenta il rischio di conseguenze gravi in termini di vite umane e costi economici.

Il problema non è solo storico: una direttiva del 2003 impose la verifica della vulnerabilità sismica per scuole e altri immobili pubblici entro tre anni, ma i controlli non sono stati completati ovunque. Secondo i dati disponibili, una parte significativa degli edifici pubblici non è mai stata sottoposta a verifica e, tra quelli esaminati, una larga maggioranza richiede interventi di adeguamento.

Come e perché collassano certe strutture

Gli edifici più esposti sono quelli in cemento armato costruiti soprattutto tra gli anni Sessanta e Ottanta. In molte di queste realizzazioni i pilastri risultano relativamente deboli rispetto alle travi: in presenza di sollecitazioni molto intense la sequenza degli cedimenti può portare al collasso progressivo dell’edificio.

La dinamica è nota agli esperti: quando i supporti verticali perdono capacità portante, i solai restano senza sostegno e l’intera struttura può cedere. Episodi passati come quello de L’Aquila mostrano quanto rapida e distruttiva possa essere questa evoluzione.

Strumenti tecnici per ridurre il rischio

  • Isolamento sismico: dispositivi alla base che separano la struttura dal moto del terreno, riducendo le forze trasmesse.
  • Rinforzo strutturale: tecniche come l’incollaggio di fibre composite sui pilastri o l’aumento delle sezioni portanti.
  • Demolizione e ricostruzione: scelta percorsa quando l’adeguamento risulta tecnicamente o economicamente svantaggioso.

Nonostante l’efficacia dimostrata dell’isolamento sismico, la sua diffusione resta limitata: poche decine di edifici per città lo adottano. Le ragioni sono pratiche e normative: l’obbligatorietà non è generalizzata, la scelta spesso viene lasciata al progettista e i costi iniziali possono scoraggiare gli interventi.

Norme e controlli: un quadro in evoluzione

La disciplina tecnica è cambiata più volte: dalle prime regole del 1969 alle revisioni del 2003, passando per aggiornamenti del 2008 e indicazioni più recenti (2018) che hanno introdotto concetti come la dissipazione dell’energia e una gerarchia nelle priorità strutturali.

Per le costruzioni esistenti, la prassi raccomanda o il rinforzo mirato o, se non vi sono condizioni favorevoli, la demolizione con successiva ricostruzione. Ma l’attuazione pratica si scontra con ritardi nei controlli e una verifica non sempre capillare: i progetti sono caricati su piattaforme digitali e le ispezioni vengono svolte a campione, con margini di omissione.

Sul piano delle responsabilità e delle scelte tecniche, l’ex direttore del servizio sismico regionale sottolinea la necessità di regole più vincolanti per le nuove opere e di un’accelerazione negli adeguamenti degli edifici esistenti, soprattutto per gli immobili pubblici che ospitano funzioni sensibili.

Per i cittadini e le amministrazioni la strada è chiara ma impegnativa: aggiornare le conoscenze, rafforzare i controlli e prioritizzare gli interventi su scuole, ospedali e infrastrutture strategiche per ridurre il rischio prima che un evento estremo lo renda tragedia annunciata.

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