Presentato nella sezione Corti del Festival di Taormina, il nuovo corto di Emanuele Gallo indaga i vuoti affettivi di una giovane donna attraverso il paesaggio e la memoria: una storia che torna oggi d’attualità in un confronto silenzioso tra generazioni. Sullo sfondo della costa del Circeo, il film concentra emozioni non dette e trasformazioni intime, aprendo una riflessione sui legami familiari nell’era contemporanea.
Una giovane protagonista percorre la riva e le dune di San Felice Circeo, dove il mare e il vento diventano strumenti narrativi più efficaci delle parole. L’incontro con una bambina sulla spiaggia fa emergere ricordi d’infanzia e desideri rimasti inascoltati, restituendo allo spettatore una sequenza di immagini dal forte carico simbolico.
Il corto, intitolato Una, due, cento, porta la firma registica di Emanuele Gallo e si avvale delle interpretazioni di Carolina Signore e Penelope Flamma, su sceneggiatura di Carola Carulli. La scelta del setting gioca un ruolo centrale: la natura aspra della costa è usata come specchio dello stato interiore della protagonista, dove solitudine e assenze si traducono in immagini visive e sonore.
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La regia preferisce il racconto per immagini: lunghi piani sulla riva, sguardi che trattengono la parola, e piccoli gesti che costruiscono la trama emotiva. Qui il suono del mare e la luce naturale non fanno solo da cornice, ma amplificano la tensione psicologica della protagonista, sospendendo il confine tra memoria e realtà.
In un momento chiave del corto la figlia pronuncia una frase che riassume il nucleo della vicenda: “Forse eri troppo occupata ad amarti per amare anche a me”. Quel verso sintetizza il conflitto principale e offre uno spunto per interrogarsi sulle conseguenze dell’egocentrismo emotivo nei rapporti familiari.
- Titolo: Una, due, cento
- Regia: Emanuele Gallo
- Cast: Carolina Signore, Penelope Flamma
- Sceneggiatura: Carola Carulli
- Location: San Felice Circeo (spiaggia, dune, scogli)
- Evento: in concorso nella sezione Corti alla 72ª edizione del Festival di Taormina
Più che una trama lineare, il corto propone una tessitura di sensazioni: il pubblico è invitato a decifrare frammenti di passato e a confrontarsi con il silenzio che separa affetti e aspettative. Questo approccio visivo e sonoro rende il film particolarmente adatto a essere fruibile anche in contesti festivalieri, dove la forza evocativa spesso prevale sulla narrazione esplicita.
La rilevanza del lavoro va oltre l’intimità della storia: solleva domande sulla cura emotiva all’interno delle famiglie contemporanee e sull’eredità psicologica che si trasmette tra generazioni. Per gli spettatori, la proposta di Gallo diventa un’occasione per riflettere sul modo in cui i paesaggi esterni rispecchiano gli spazi interiori.
Alla visione si affianca la consapevolezza che opere brevi come questa possono segnare il dibattito culturale in festival come Taormina, offrendo allo stesso tempo una testimonianza cinematografica della fragilità dei legami umani.










