Cresta: sei indagati per 266 casi di peculato legati ai pedaggi autostradali

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Un’indagine della Procura di Termini Imerese ha ricostruito un sistema di appropriazione illecita sui pedaggi dell’autostrada Palermo‑Messina che coinvolge dipendenti del Consorzio Autostrade Siciliano e un tecnico di una società esterna: la vicenda mette in discussione i controlli sulle riscossioni e può avere ricadute economiche e reputazionali per l’ente e per gli automobilisti. Le contestazioni, emerse dopo un esposto interno, hanno portato a misure cautelari e a nuove verifiche contabili.

Gli accertamenti e le misure

La polizia stradale di Buonfornello, su mandato del gip Irina Cirincione, ha notificato la sospensione dall’incarico per sei mesi a sei persone: cinque dipendenti del Consorzio e un impiegato di una ditta che gestisce la rete informatica della società. Per tutti gli indagati è contestato il reato di peculato, riferito a 266 episodi di presunta appropriazione.

Elemento Dettaglio
Numero di episodi contestati 266
Indagati 5 dipendenti del Consorzio + 1 tecnico esterno
Misura cautelare Sospensione temporanea dal pubblico servizio (6 mesi)
Periodo dei fatti da novembre 2005 a gennaio 2006
Punti di riscossione interessati Caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono
Metodo contestato Sostituzione del biglietto e mancata registrazione dell’importo reale

Il meccanismo ricostruito

Secondo gli accertamenti, gli addetti all’incasso sostituivano il tagliando originale con uno già predisposto che indicava una tariffa minima — attorno ai 90 centesimi — mentre tenevano per sé la differenza in contanti. In alcuni casi la somma sottratta per transazione andava dai 7 ai 15 euro.

Le videocamere piazzate dagli investigatori nei gabbiotti hanno documentato anche la prassi di chiudere temporaneamente la corsia automatica, attivando il semaforo rosso, per deviare più auto verso la propria postazione e aumentare così le occasioni di incasso illecito.

Cifre e impatto

Le indagini hanno permesso di quantificare che, nell’arco di circa tre mesi, gli importi asportati da ciascun indagato variavano tra i 100 e gli 803 euro. Il gip sottolinea come i singoli episodi rappresentino «un frammento di un consolidato modus operandi» che, protratto nel tempo, avrebbe consentito l’accumulo di una somma rilevante.

  • Inchiesta originata da un esposto del Consorzio Autostrade Siciliano per anomalie negli incassi.
  • Controlli mirati ai caselli hanno rivelato discrepanze tra transiti registrati e versamenti.
  • Gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori.

Cosa cambia per gli automobilisti e per il consorzio

Per gli utenti la vicenda solleva questioni di trasparenza e fiducia: se confermate, le irregolarità indicano che parte dei pedaggi non è stata contabilizzata correttamente. Per il Consorzio Autostrade Siciliano si aprono possibili ripercussioni sul piano amministrativo e contabile, oltre a un probabile rafforzamento dei controlli interni e delle procedure di auditing.

Le autorità procedono ora con ulteriori verifiche contabili per stabilire l’entità complessiva del danno e individuare eventuali responsabilità aggiuntive. L’inchiesta resta aperta e sarà aggiornata con gli sviluppi giudiziari.

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