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Un’operazione della Guardia di finanza ha portato in carcere 15 persone accusate di un vasto traffico di stupefacenti che avrebbe favorito due cosche siciliane. Tra gli arrestati c’è il cantante neomelodico Vincenzo “Niko” Pandetta, figura già nota alle forze dell’ordine e ritenuta vicina al clan Cappello.
Le accuse
Il gip di Catania, su richiesta della Dda, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione denominata “Abisso”. L’inchiesta punta a un traffico internazionale di droga aggravato dall’agevolazione di due gruppi mafiosi: il gruppo Cappello-Bonaccorsi di Catania e la cosca attiva nella zona di Santa Panagia a Siracusa.
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Il ruolo contestato a Pandetta
Secondo gli inquirenti, Pandetta — 35 anni, autore dell’album citato negli atti e nipote del presunto boss Salvatore Cappello — avrebbe svolto funzioni di intermediario nei contatti tra il clan catanese e quello siracusano, anche mentre si trovava già detenuto.
Tra le prove raccolte ci sono intercettazioni video e audio: in una conversazione emerge la storia di un carico di stupefacente, stimato intorno a 2.000 chilogrammi di cocaina, lasciato in mare e poi recuperato dalla Guardia di finanza. In quelle conversazioni un indagato lamenta la perdita di un guadagno stimato intorno ai 30 milioni di euro, soldi che — sempre a quanto riportato dagli atti — sarebbero serviti a “sistemare” più nuclei familiari coinvolti.
Procedimenti, condanne e perquisizioni
Pandetta è già sottoposto a una pena definitiva di quattro anni e cinque mesi per reati legati allo spaccio e all’evasione: il provvedimento detentivo era stato eseguito il 19 ottobre 2024 a Milano, dopo che la Cassazione aveva rigettato il suo ricorso.
Il suo nome compare anche in un’indagine separata della Dda di Palermo su presunti traffici di telefoni cellulari e droga all’interno del carcere Pagliarelli.
- Soggetti coinvolti: 15 destinatari dell’ordinanza cautelare.
- Clans interessati: Cappello-Bonaccorsi (Catania) e gruppo di Santa Panagia (Siracusa).
- Accuse principali: traffico di droga aggravato dall’agevolazione mafiosa.
- Quantità citata negli atti: circa 2.000 kg di cocaina (carico recuperato dalla GdF).
- Risvolto economico contestato: mancati proventi stimati intorno a 30 milioni di euro.
- Eventi collegati: perquisizioni in carcere dopo la scoperta di cellulari, e un video riprodotto a un concerto (1-2 maggio 2025) che aveva attirato l’attenzione degli investigatori.
La vicenda ha avuto una risonanza pubblica anche per motivi extra-giudiziari: nella notte tra l’1 e il 2 maggio 2025 un video con Pandetta è stato mostrato durante un evento musicale alla Plaia di Catania, fatto che ha poi portato a controlli nel penitenziario calabrese dove l’artista si trovava detenuto. In quella occasione gli agenti avrebbero rinvenuto telefoni cellulari, segnalando ancora una volta la questione dei canali di comunicazione illeciti dai penitenziari.
Per la Dda e la Guardia di finanza si tratta ora di ricostruire la rete dei rapporti e gli eventuali flussi finanziari collegati all’illecito commercio. Le indagini mettono in luce come, nonostante le condanne e i controlli, restino vie operative per mantenere scambi tra detenuti e organizzazioni esterne.
Gli sviluppi prossimi saranno determinanti per chiarire responsabilità e dinamiche interne alle cosche coinvolte; la Procura di Catania proseguirà con approfondimenti sui contatti intercorsi e sulle risorse economiche finite nel mirino degli investigatori.










