Ergastolo: condanna per omicidio della moglie avvenuto in strada a Enna

Mostra sommario Nascondi sommario

La Corte d’assise di Caltanissetta ha inflitto l’ergastolo a Silvestro Impellizzeri, ritenuto colpevole dell’omicidio della ex compagna: una sentenza che riapre il dibattito sulle tutele per le vittime di violenza domestica e sull’efficacia delle misure cautelari. La condanna segue l’udienza in cui la Procura aveva chiesto la pena massima per il delitto commesso l’estate scorsa a Troina.

La sentenza e i fatti

Il collegio giudicante ha accolto la richiesta dell’accusa e ha condannato Impellizzeri, 59 anni, per omicidio volontario con circostanze aggravanti. La vittima è Mariella Marino, 56 anni, uccisa il 20 luglio 2023 con tre colpi d’arma da fuoco mentre era in strada a Troina, nel territorio ennesse.

L’uomo è stato arrestato poco dopo l’agguato. Secondo gli atti processuali, la donna si era trasferita a casa della madre dopo la fine della relazione.

Precedenti procedimenti e misure già disposte

In passato Impellizzeri era stato imputato per atti persecutori, maltrattamenti e minacce nei confronti della stessa donna. In quel procedimento aveva chiesto e ottenuto un patteggiamento per una pena di otto mesi, sospesa, con l’obbligo di seguire un percorso riabilitativo in un centro antiviolenza.

  • 20 luglio 2023 – omicidio di Mariella Marino a Troina.
  • Stesso giorno – arresto dell’indagato da parte dei carabinieri.
  • Precedentemente – patteggiamento a otto mesi per reati di persecuzione e maltrattamenti, pena sospesa e percorso riabilitativo.
  • Udienza odierna – la Corte d’assise di Caltanissetta, su richiesta della Procura, ha pronunciato l’ergastolo.

Chi si è costituito parte civile

Nel processo hanno preso parte civile i familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Francesca Mazzara, Davide Saraniti e Caterina Galati Rando. Anche il Comune di Troina, rappresentato dall’avvocato Walter Giuffrida, e l’associazione Telefono Rosa di Bronte — con l’avvocato Laura Falgares — si sono costituiti per chiedere riconoscimento dei danni e delle responsabilità.

La vicenda, oltre alla tragedia personale, solleva questioni pratiche sulle risposte offerte dal sistema giudiziario e dai servizi di protezione alle donne in difficoltà. Per molte associazioni e amministrazioni locali la sentenza rappresenta un punto di svolta, ma lascia aperte riflessioni su prevenzione e monitoraggio.

Il caso resta sotto osservazione per gli sviluppi processuali e per le ricadute sulle politiche locali di contrasto alla violenza di genere, tema che interessa direttamente la sicurezza e i diritti delle donne nella comunità.

Dai il tuo feedback

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



Harbours.net è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento