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Nel Golfo dei Poeti i Cantieri Navali di La Spezia continuano a esercitare un ruolo centrale nella tutela della nautica d’epoca: negli ultimi anni nuove acquisizioni e restauri hanno rimesso in acqua imbarcazioni storiche di grande valore tecnico e culturale. Questo lavoro non riguarda solo barche belle da vedere, ma la conservazione di competenze artigiane e la memoria navale che interessa appassionati, professionisti e turismo locale.
Un laboratorio per la vela storica
I Cantieri Navali di La Spezia non sono una semplice rimessa: sono un laboratorio vivo dove si incrociano restauratori, architetti navali e armatori. Qui vengono riparati e salvati scafi che rappresentano decenni di storia marittima, spesso con tecniche tradizionali—dal rinnovo del fasciame in legno alle operazioni di verniciatura dell’alberatura—che rischierebbero di scomparire senza questa pratica quotidiana.
Negli ultimi tempi la struttura ha ospitato esemplari appartenuti alla Marina Militare e molte imbarcazioni celebri della vela classica internazionale, restituendo loro integrità e funzionalità per regate, raduni e attività di formazione.
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- Capricia — unità storica della flotta militare conservata per finalità istituzionali.
- Grifone — uno dei velieri che hanno segnato l’epoca d’oro dell’addestramento navale.
- Stella Polare — usata per la formazione e spesso protagonista a manifestazioni istituzionali.
- Artica II e Chaplin — imbarcazioni confortanti testimoni della tradizione costruttiva italiana.
- Gemini — noto per la sua linea classica e per la storia di navigazioni a lungo raggio.
- Tarantella — yacht progettato da Sparkman & Stephens (1969), entrato nel patrimonio della Marina dopo la donazione del 2023.
- Croce del Sud (1931), Deva (1930) e Invader (1905) — tre alberi e scafi d’epoca che richiamano la tradizione internazionale della vela.
- Aurora, Alcor e il raro Ellad (un Fife in teak del 1957) — esempi di pregio del design navale classico.
Due storie emblematiche: Aleph e Bianca
Aleph è uno yawl Marconi di 16 metri varato nel 1951, costruito con fasciame in pino e mogano su ordinate di acacia. Progettata in Germania e poi utilizzata per traversate atlantiche — alcune in solitaria — l’imbarcazione ha mostrato fin dalla sua vita attiva doti oceaniche notevoli. Acquisita nel 2009 dai cantieri spezzini per uso crocieristico e, più recentemente, riapparsa nei calendari dei raduni storici, Aleph è stata scelta per mantenere integra la sua fisionomia originaria.
Negli ultimi mesi (stagione 2025) lo scafo ha preso parte a importanti manifestazioni nel Mediterraneo e ha ottenuto riconoscimenti per la conservazione delle caratteristiche costruttive. Per la prossima stagione agonistica è in programma un ciclo di manutenzioni estetiche e strutturali affidate al restauratore del cantiere Antonio Mascia, con lo skipper Steven Salamone al timone.
Bianca, invece, rappresenta la tradizione delle derive da regata nordiche: è un Classe Requin di 9,60 metri progettato nel 1931 dal finlandese Gunnar L. Stenbäck. Nato come alternativa più accessibile alle grandi classi metriche, il progetto — originariamente chiamato “Hai” — ha dato vita a scafi molto apprezzati per agilità e sensibilità al timone.
L’esemplare custodito a La Spezia (ex Ghost), costruito in Francia nel 1963, è caratterizzato da un ampio pozzetto privo di tuga e da una impostazione sportiva chiara. Dopo un restauro importante concluso nel 2009, Bianca ha ripreso a competere nelle regate storiche del Golfo, contribuendo a mantenere viva la comunità di armatori e velisti legati alla classe Requin.
Queste due imbarcazioni sono un esempio concreto di come i lavori di restauro non solo riportino in mare scafi affascinanti, ma mantengano attive competenze tecniche e una rete di eventi che alimentano l’economia locale.
Perché conta oggi
La conservazione delle imbarcazioni storiche ha ricadute pratiche: preserva mestieri specialistici, sostiene il turismo nautico e offre un ponte tra formazione tecnica e patrimonio culturale. Per chi vive o visita il Golfo dei Poeti, i cantieri rappresentano una risorsa dove vedere dal vivo processi di restauro, assistere a prove in acqua e partecipare a raduni che animano la costa nei mesi caldi.
La sfida resta la sostenibilità economica: interventi di qualità richiedono finanziamenti e competenze che vanno rinnovate. Senza un supporto continuativo, molti scafi rischiano di rimanere in porto, privando il territorio di un patrimonio vivente che racconta la storia della navigazione.
Per ora, però, i Cantieri Navali di La Spezia continuano a restituire al mare pezzi di storia, trasformando legno, ottone e vele in esperienze che si vedono e si sentono: regate, lavori artigianali e visite che mantengono vivo il dialogo tra passato e presente.












