La crisi interna a Forza Italia sulla ricandidatura del presidente della Regione Sicilia rischia di aprire uno scossone immediato nell’assetto dell’esecutivo regionale. La decisione che prenderà nelle prossime ore Renato Schifani determinerà se la legislatura proseguirà o se si andrà a urne anticipate con effetti concreti su bilanci, nomine e calendario elettorale.
Schifani ha fissato una riunione della giunta per la giornata successiva, ufficialmente per discutere i provvedimenti più urgenti: tra le opzioni al vaglio c’è anche l’ipotesi delle dimissioni. Al momento il governatore mantiene un profilo riservato e non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche, mentre nel centrodestra si moltiplicano consultazioni e contatti per cercare una soluzione condivisa.
Il nodo è nato dopo il dietrofront del partito sulla sua ricandidatura, notizia appresa dallo stesso presidente attraverso i media e non per vie interne: un elemento che ha inasprito i toni dei rapporti con i vertici di Forza Italia. La spaccatura si è materializzata anche nelle dichiarazioni dei dirigenti locali: il commissario siciliano del partito ha invocato una “svolta politica”, mentre altri alleati ribadiscono il sostegno al governatore.
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Negli ultimi giorni sono emerse ulteriori tensioni legate a vicende giudiziarie che hanno coinvolto collaboratori dell’amministrazione regionale; tra questi, la rinuncia all’incarico da parte del consigliere giuridico dopo una richiesta di arresto avanzata dalla Procura. Questi sviluppi hanno alimentato la richiesta di cambi di passo da alcune correnti interne.
Le opzioni sul tavolo e le conseguenze pratiche
- Dimissioni e voto anticipato: se il presidente rassegnasse le dimissioni, la prima data utile per il voto sarebbe il 13 dicembre. Fino a quel momento la giunta rimarrebbe in carica per gli affari correnti, con le limitazioni tipiche dell’esercizio provvisorio.
- Accordo politico per proseguire: un’intesa tra gli alleati potrebbe permettere la prosecuzione della legislatura almeno fino alla primavera, evitando lo scioglimento dell’Assemblea e consentendo la normale gestione degli atti amministrativi.
- Azzeramento della giunta o rimpasto: una ricomposizione interna che mantenga il presidente ma riorganizzi la squadra di governo per rispondere alle critiche e contenere l’emergenza politica.
- Governo del presidente: soluzione intermedia con poteri più concentrati sul capo dell’esecutivo regionale, ipotesi però politicamente e amministrativamente complessa.
L’impatto pratico dell’eventuale scioglimento sarebbe significativo: niente manovra di fine anno approvata dalla Regione e spesa soggetta a vincoli, con possibili ripercussioni sui servizi e sui bandi programmati nei mesi che precedono la campagna elettorale. Sul piano personale, il voto di dicembre inciderebbe anche sulle condizioni previdenziali dei consiglieri al primo mandato: il requisito per raggiungere la soglia pensionistica di 4 anni, 6 mesi e 1 giorno si completerebbe soltanto a maggio 2027, con conseguenze sul trattamento economico di molti eletti.
Negoziazioni sono in corso: i cosiddetti sherpa del centrodestra lavorano a una mediazione e il commissario regionale ha proposto un incontro a Roma alla presenza del segretario nazionale per definire un percorso condiviso; non è stata fissata una data. Un intervento diretto del vertice nazionale potrebbe smorzare gli attriti e guadagnare tempo, ma l’esito resta incerto.
I principali alleati — tra cui esponenti di Lega, Fratelli d’Italia e forze minori — continuano a manifestare stima per l’operato del presidente e a escludere rotture immediate. Tuttavia, la fragilità della situazione e la concomitanza di inchieste giudiziarie mantengono alta la tensione politica nell’isola.
Nei prossimi giorni sarà dunque cruciale capire se prevarrà la strada della rinegoziazione interna o se la Sicilia sarà costretta a misurarsi con un voto anticipato che ridefinirebbe in fretta gli equilibri regionali.












