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Una vasta operazione antimafia ha scosso nella notte i quartieri Brancaccio e Sperone di Palermo: le forze dell’ordine hanno eseguito 32 fermi e decine di perquisizioni, colpendo quella che gli inquirenti definiscono la nuova struttura del mandamento. L’indagine, coordinata dalla DDA di Palermo, mette in luce una commistione tra violenza e affari che ha conseguenze dirette su commercianti, mercato immobiliare e ordine pubblico.
L’operazione e il coordinamento
Carabinieri del Nucleo Investigativo, agenti della squadra mobile e unità dello Sco hanno eseguito i fermi su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, con l’aggiunto Vito Di Giorgio e i sostituti Giacomo Brandini, Francesca Dessì e Francesca Mazzocco.
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Le attività investigative, svolte dal 2023 al 2026, sono culminate in perquisizioni su case, magazzini e anche in una impresa funebre; sono intervenuti vigili del fuoco per aprire box e depositi. Sul campo sono stati impiegati oltre 450 operatori: reparti investigativi, unità cinofile, elicotteri e squadre di intervento.
Le accuse e i fatti ricostruiti
Secondo gli inquirenti l’articolazione criminale aveva una presenza capillare sul territorio, esercitando un controllo fondato sulla intimidazione e su una gestione coordinata delle attività illecite, in particolare estorsione e spaccio. Diversi esercenti vittime di richieste di pizzo hanno deciso di collaborare, consentendo agli investigatori di ricostruire episodi e modalità del fenomeno.
Tra i punti emersi c’è anche l’utilizzo di meccanismi finanziari per reinvestire proventi illeciti: acquisti di immobili procedurali e presunti trasferimenti fraudolenti di valori che avrebbero consentito alla consorteria di accrescere ricchezza e potere a basso rischio.
| Voce | Dettagli |
|---|---|
| Fermi eseguiti | 32 persone |
| Periodo delle indagini | 2023–2026 |
| Forze coinvolte | Carabinieri (Nucleo Investigativo, Reparti operativi), Squadra Mobile, SCO, unità cinofile, elicotteri, Vigili del Fuoco |
| Sequestri e materiali rinvenuti | 5 pistole, 1 fucile a pompa, 1 carabina, 2 mazze chiodate, 3 kg di hashish, circa 13.000 euro in contanti |
| Provvedimenti patrimoniali | Decreto di sequestro preventivo su aziende, immobili e conti correnti |
Un mutamento “aziendale” della mafia
La ricostruzione operativa indica una trasformazione strategica: la cosca non ha abbandonato l’uso della forza, ma ha affiancato alla componente militare una gestione di tipo più imprenditoriale, orientata al controllo di porzioni del mercato legale per ricavi stabili e meno esposti. Questo passaggio, dicono gli inquirenti, complica la reazione economica e sociale sul territorio.
Già nel corso delle indagini si era proceduto ad arresti in flagranza (6 persone) e a misure cautelari per altri due indagati, segno di una presenza operativa concreta e recente.
Il ruolo di Antonino “Nino” Sacco
Tra i fermati figura Antonino Sacco, noto come “Nino”, tornato a Palermo dopo il rilascio dal carcere nel maggio 2024 e indicato dagli investigatori come figura di riferimento per il riassetto del mandamento. Per lui e per gli altri indagati le ipotesi di reato comprendono, a vario titolo, associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata, reati in materia di armi e traffico di stupefacenti, oltre a ipotesi di autoriciclaggio e trasferimenti fraudolenti di valori.
Ulteriori sviluppi in corso
Oltre ai fermi, la Procura ha autorizzato numerose perquisizioni personali e locali e ha disposto un sequestro preventivo su beni e conti. Le attività giudiziarie proseguiranno con gli interrogatori, le richieste di convalida e l’approfondimento degli aspetti patrimoniali.
Le implicazioni pratiche sono immediate: le misure puntano a spezzare le catene economiche che sostengono l’organizzazione e a rafforzare la protezione degli imprenditori locali, ma lasciano aperti interrogativi su come prevenire la riorganizzazione criminale e ripristinare condizioni di normalità commerciale nei quartieri interessati.
Persone fermate
- Pietro Asaro, 55 anni
- Antonino Borgognone, 63 anni
- Salvatore Borgognone, 31 anni
- Filippo Bruno, 36 anni
- Francesco Capizzi, 35 anni
- Giuseppe Caserta, 51 anni
- Sebastiano Castanetta, 28 anni
- Ignazio Cinà, 37 anni
- Maurizio Costa, 61 anni
- Salvatore di Pasquale, 48 anni
- Angelo Faraone, 32 anni
- Paolo Filippone, 34 anni
- Antonino Giuliano, 54 anni
- Antonino Graviano, 49 anni
- Mohamed Labidi, 33 anni
- Cosimo Lo Nigro, 51 anni
- Saverio Marchese, 61 anni
- Antonino Marino, 48 anni
- Pietro Mendola, 54 anni
- Antonino Randazzo, 33 anni
- Antonino “Nino” Sacco, 71 anni
- Carmelo Sacco, 37 anni
- Francesco Salerno, 56 anni
- Luciano Scrima, 37 anni
- Matteo Scrima, 66 anni
- Antonino Spadaro, 70 anni
- Gaetano Spadaro, 48 anni
- Pietro Tagliavia, 58 anni
- Giacomo Teresi, 80 anni
- Ignazio Testa, 39 anni
- Giuseppe Vulcano, 37 anni
- Filippo Marcello Tutino, 65 anni
Le indagini proseguono per chiarire ruoli, flussi economici e collegamenti con altre articolazioni mafiose: la magistratura e le forze dell’ordine mantengono l’attenzione alta per impedire la ricostituzione di reti e affiliazioni che danneggiano comunità e attività legali.










