Mostra sommario Nascondi sommario
Una struttura sequestrata alla criminalità è stata trasformata in deposito per i mastelli dei commercianti di Selinunte, suscitando protesta tra i residenti e un contestato rifiuto del Comune alla richiesta di revoca: la vicenda mette in gioco la legalità dell’uso del bene e l’immagine turistica del borgo proprio nella stagione estiva. Il contrasto adesso approda davanti al tribunale amministrativo, con possibili ricadute pratiche e legali per l’amministrazione comunale.
Il caso riguarda un immobile incompleto, confiscato e intestato a Giuseppe Grigoli — indicato dalle autorità come prestanome e cassiere riferibile alla cosca guidata da Matteo Messina Denaro — che si affaccia su corso Marco Polo, la via principale di Selinunte frequentata ogni sera da cittadini e turisti.
La protesta dei residenti e la scelta del Comune
Logistica hi-tech europea raggiunge 350 miliardi: allarme furti nei magazzini
Blue marina awards 2026: Capo d’Orlando conquista il titolo di marina dell’anno
Un’abitante della zona ha presentato un’istanza di revoca in autotutela dopo che il sindaco di Castelvetrano, Giovanni Lentini, ha disposto l’utilizzo dell’immobile come deposito dei contenitori per la raccolta differenziata delle attività commerciali. Il Comune ha respinto la richiesta; la ricorrente ha annunciato il ricorso al TAR.
I residenti contestano non soltanto la collocazione dei rifiuti in una via affacciata sul mare e molto frequentata in estate, ma sollevano anche profili giuridici relativi alla destinazione del bene confiscato.
Le argomentazioni legali
Il legale della cittadina, Vincenzo Dafne Alastra, fa riferimento all’articolo 48 del codice delle leggi antimafia, secondo cui i beni immobili confiscati e trasferiti agli enti locali devono essere destinati esclusivamente a finalità istituzionali o sociali. Secondo la difesa, l’uso indicato dal Comune avrebbe natura essenzialmente logistica e favoreggerebbe interessi privati anziché rispondere a una funzione pubblica o sociale.
Inoltre viene contestata la modalità di assegnazione: l’istanza protocollata dagli operatori economici sarebbe stata accolta senza avvisi pubblici né procedure comparative previste dalla normativa, che invece richiede trasparenza, pubblicità e parità di trattamento quando il bene non è utilizzato direttamente dall’ente.
| Aspetto | Perché conta |
|---|---|
| Bene confiscato e vincolo d’uso | La legge impone destinazioni istituzionali o sociali; una funzione di deposito per attività private può essere ritenuta incompatibile. |
| Concessione gratuita e procedure | Se il Comune non usa direttamente l’immobile, la cessione a terzi richiede gare o avvisi per garantire imparzialità. |
| Impatto urbano e turistico | Collocare rifiuti in una via centrale durante l’estate può incidere sul decoro, sulla percezione di sicurezza e sul flusso turistico. |
| Rischio giuridico | Il ricorso al TAR può portare ad annullamento del provvedimento e a obblighi di risarcimento o nuove procedure amministrative. |
Tra i precedenti citati nella memoria difensiva figura una pronuncia del TAR Campania che precisa come, in assenza di uso diretto del bene da parte dell’ente, sia necessario ricorrere a procedure di evidenza pubblica per individuare il beneficiario della concessione a titolo gratuito.
Cosa potrebbe succedere adesso
Se il TAR dovesse accogliere il ricorso, l’ordinanza comunale che autorizza l’uso dell’immobile potrebbe essere annullata e il Comune costretto a riaprire una procedura pubblica o a ridestinare il bene a scopi istituzionali o sociali. In alternativa, il tribunale potrebbe ritenere legittima la scelta se il Comune dimostrasse il perseguimento di un interesse pubblico prevalente o il rispetto dei criteri di legge.
La vicenda resta quindi aperta su due piani: amministrativo-giuridico e pratico-urbano. Per i residenti è soprattutto una questione di vivibilità e tutela del patrimonio turistico; per l’amministrazione comunale, una prova di bilanciamento tra esigenze logistiche delle attività economiche e obblighi normativi legati alla restituzione alla collettività di beni sottratti alla mafia.











