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Porto di Augusta : Operazione Port Utility della Guardia di Finanza

Ad Augusta  in corso un’operazione della Guardia di Finanza : sei le misure cautelari  (1 in carcere e 5 domiciliari), 2 misure interdittive nei confronti di altrettanti professionisti , nell’ambito di presunti illeciti su appalti pubblici

 

Siracusa Guardia di Finanza08 novembre 2018 – Un fiume di denaro pubblico che negli ultimi decenni ha attraversato il porto di Augusta erano una fonte di corruzione e disinvolti comportamenti  di un gruppo di persone. Imprenditori privati , ma anche funzionari pubblici.  I dettagli dell’operazione Port Utility sono stati illustrati nella tarda mattinata, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nella sede della Guardia di Finanza di  Siracusa, alla presenza del Procuratore aggiunto Fabio Scavone, del sostituto procuratore Tommaso Pagano, del comandante provinciale colonnello Luca De Simone e del comandante del Nucleo  Polizia Finanziaria Tenente Colonnello Antonino Sciabarrà.

Misura cautelare in carcere per Nunzio Miceli, l’ingegnere considerato “regista del sistema di distribuzione degli appalti“.. Cinque  gli arresti domiciliari Pietro e Giovanni Magro, Antonino Sparatore. Due i funzionari dell’Ente portuale Megarese  coinvolti Giovanni Sarcià e Venerando Toscano, entrambe avevano espletato la funzione di Responsabile Unico del Progetto in diversi appalti entrarti nella lente d’ingrandimento della Procura.  Sotto sequestro la società di progettazione  Tecnass Srl e  depositi bancari fino a un milione di euro. 

Più marginali  le posizioni degli altri soggetti colpiti dal provvedimento di  divieto di esercitare l’attività di ingegnere per 6 mesi  nei confronti di un consulente dell’A.P.A. di supporto al R.U.P. e per 12 mesi nei confronti di un altro un commissario di gara. Agli indagati, a vario titolo, sono contestati i reati di “corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (articolo 319 c.p.), riconosciute le circostanze aggravanti (articolo 319 bis c.p.).  Corruzione  (articolo 321 c.p.), turbata libertà degli incanti (articolo 353)

L’operazione, denominata “Port utility”, già avviata nel 2015 dalla Procura siracusana, svela un articolato sistema di alterazione delle gare d’appalto bandite dall’Autorità di Sistema Mare della Sicilia Orientale di Augusta per la realizzazione di importanti opere infrastrutturali dell’area  commerciale di Punta Cugno finanziato con contributi nazionali e comunitari. Le indagini coprono un arco temporale che va dal 2007 al 2015.

In conferenza stampa gli inquirenti hanno riferito che gli appalti “pilotati” rientrano in quelli previsti nella “Scheda Grandi Progetti – Hub porto di  Augusta”. Le opere sono finanziate nell’ambito della programmazione 2007/2013 con fondi PON e ammontano a circa 100 milioni di euro. Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria sotto la direzione e il coordinamento della Procura, hanno  dimostrato che le gare pubbliche bandite dall’Autorità Portuale  sarebbero state “turbate”.

I bandi e i disciplinari di gara,secondo le Fiamme Gialle, non erano  predisposti dai funzionari dell’Ente pubblico appaltante,  erano realizzati   da professionisti titolari di una società di progettazione siracusana la Tecnass Srl.   Sarebbe stato ricostruito anche il sistema “Taluni commissari di gara, oggi indagati  – hanno spiegato gli investigatori – dopo aver svolto l’incarico di  componente della commissione, ricevevano – anche con lo schermo di terzi soggetti – incarichi di consulenza dalla società che si era aggiudicata l’appalto“.

Attraverso la meticolosa ricostruzione delle “relazioni” intercorrenti tra i tre professionisti titolari della società di progettazione e i due funzionari dell’A.P.A. addetti alle procedure di evidenza pubblica, è stato accertato  che i tre privati “ideavano” i bandi e i disciplinari di gara, mentre i Responsabili Unici del Procedimento dell’Autorità Portuale si limitavano, di fatto, alla stampa e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. 

Attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche le Fiamme Gialle hanno raccolto tutta una serie di comportamenti ritenuti illegali : “pilotata aggiudicazione dell’appalto a soggetti economici con i quali i titolari dello studio di progettazione avevano già concluso “accordi preventivi” finalizzati a trasferire agli stessi importanti quote di utili, attraverso apposite “consulenze”. Un collaudato sistema che ha portato gli stessi professionisti ad assicurarsi “consulenze” per quasi 8 milioni di euro, da incassare dai vincitori delle milionarie gare d’appalto”.

Dalle indagini degli investigatori della Guardia di Finanza sarebbe stato confermato  che “i due funzionari dell’Autorità Portuale, incaricati di gestire le gare di appalto quali Responsabili Unici del Procedimento“, avrebbero “incassato circa 500 mila euro ciascuno a titolo di incentivi per le relative attività d’istituto“.  Come dimostrato dalle indagini, queste attività invece sono state in realtà svolte dai tre professionisti titolari dello studio di progettazione.

Dai controlli incrociati e dall’esame dei  personal computers in uso ai privati è stata infatti rinvenuta documentazione di quasi tutte le gare di appalto bandite,  diversi atti dell’Autorità Portuale. L’indagine tecnica sui computers ha poi acclarato che lo studio di progettazione aveva stipulato accordi con le imprese che avrebbero vinto gli appalti ancor prima che venisse pubblicato il bando di gara. Inoltre gli stessi indagati, sentiti sul punto, hanno ammesso che gli atti di gara erano stati predisposti da mano privata. Adesso  si metteranno in moto gli uffici legali per approntare le strategie difensive. Nei prossimi giorni gli indagati, assistiti dai legali di fiducia,  potranno essere ascoltati  per l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip che dovrà decidere sulla misura cautelare applicata.  – 2018  © www.harbours.net

 





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Redazione92

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