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Porto di Augusta. Il futuro non è nei container

Non si conosce il Piano regolatore portuale, non funzionante l’impianto antincendio. Si continua a pensare a un ipotetico terminal container,  un progetto vecchio di 30 anni. Mentre non si lascia spazio alla cantieristica navale e all’esportazione di materie e manufatti come le torri eoliche. Inesistenti le autostrade del mare

 

 

Porto di Augusta - Area Commerciale27 giugno 2008 – “Occorre ridare al più presto una guida alla Port Authority che possa dare risposte sicure sul futuro prossimo del porto“. Lo chiedono gli operatori portuali di Augusta. Non è più possibile rimanere in un perenne stato di immobilismo, non è ammissibile che rimanga “segreto”, “sconosciuto” o noto a pochi intimi il piano regolatore portuale, il piano dei rifiuti e quello di antincendio e sicurezza. Non è ammissibile che uno dei porti più importanti del Mediterraneo sia considerato alla stessa stregua dell’Istituto autonomo case popolari a gestione pilotata dai potentati politici di turno.

Sul porto si concentrano le aspirazioni e l’economia del territorio. I prossimi anni saranno decisivi per le attività del porto di Augusta, anche se appare evidente che i ritardi accumulati sono enormi rispetto agli altri porti del Mediterraneo. Lasciando da parte la questione bonifica che appare di una complessità non indifferente, cercheremo di analizzare in linea generale quali sono le prospettive future alla luce delle infrastrutture attualmente disponibili.

Dalle poche affermazioni ufficiali e dai discorsi  nei vari convegni, da oltre un decennio si parla di Augusta come di un porto da adibire a terminal container, in teoria, considerando che, in oltre trent’anni, l’area commerciale di Punta Cugno ha avuto un lento sviluppo logistico, dalle intenzioni ai fatti, anche i non addetti ai lavori riescono a percepire una somma di “bugie” istituzionali che non concorrono certo a migliorare una situazione assai delicata.

Le attuali infrastrutture non permettono certo di fare “trashipment” come si sente dire spesso e neanche si può attendere che vengano realizzati progetti che sono sulla carta e per cui non sono disponibili i fondi necessari. Il presidente Raffaele Lombardo ,nei giorni scorsi , ha affermato che “non è più tempo di cattedrali nel deserto, bisogna dare la precedenza a opere già cantierabili”. Sulla questione di Augusta hub portuale ,si sono riempite pagine di quotidiani, riviste specializzate, appare evidente che ,nonostante i proclami, il porto di Augusta è in notevole ritardo e certo non potrà essere pronto in vista della apertura dell’area di libero scambio prevista per il 2010.



Anche dal punto di vista delle autostrade del mare le varie iniziative intraprese da privati sono naufragate, come la linea con Ravenna. Nell’ottobre del 2007 l’allora presidente della Autorità portuale, allo scadere del suo mandato, aveva annunciato alla stampa locale la firma di un accordo con Grimaldi per una linea fissa Augusta – Livorno. Ad oggi sembra evidente che si è trattato nell’ennesimo fallimento, visto che non un solo traghetto è mai arrivato o partito per il porto toscano. Unica novità è rappresentata dall’imminente avvio delle attività operative del terminalista che ha già preso possesso dell’area in concessione pluriennale per la movimentazione dei container, si tratta di un’area di circa 100 mila metri quadrati ,92 mila di piazzali e 8 mila di banchina.

Ma il porto di Augusta non dovrà essere necessariamente solo terminal container, esistono altre attività che però non vengono agevolate o messe in condizione di svilupparsi. Parliamo in particolare della cantieristica navale che rappresenta una delle maggiori realtà della Sicilia e del Mediterraneo centrale grazie ad infrastrutture che sono il fiore all’occhiello del porto. Questi i numeri :7 cantieri navali, con 6 strutture di rimessaggio per imbarcazioni piccola- media grandezza, 9 scali di alaggio, 2 bacini galleggianti, 3 officine navalmeccaniche, oltre 400 gli addetti occupati, circa 100 mila metri quadrati di aree dedicate.

Quindi una realtà ben consolidata che offre servizi di costruzione e riparazione navale che soffre da anni di mancanza di spazi e ,soprattutto, banchine in quell’area di Punta Cugno, dove poter effettuare riparazioni e lavorazioni anche su navi di grosso tonnellaggio, lavori che non si possono fare all’ancora o in bacino. Eppure nell’area di Punta Cugno esiste un pontile ro-ro che rimane tristemente inutilizzato per i traghetti e non utilizzabile dai cantieri.

Per non parlare del famigerato “pontile consortile“, costato miliardi ai contribuenti, costruito all’inizio degli anni ’80 , rimane una “cattedrale nel deserto” perché inoperativo da anni, oppure utilizzato periodicamente per ormeggiare navi sequestrate, come si può vedere dall’immagine a destra. Mentre il pontile e il suo spazio a terra, le costruzioni, potrebbero essere utilizzati per attività di riparazione navale. Le società che operano nella cantieristica hanno dovuto rinunciare a commesse anche importanti per mancanza di spazi e infrastrutture, una pregiudiziale che la dice lunga sulle capacità gestionali e manageriali di un ente che invece dovrebbe promuovere le attività portuali. Il caso più eclatante i lavori alla piattaforma Sea Pride che potevano svolgersi ad Augusta, una attività che avrebbe occupato centinaia di maestranze locali per parecchi mesi.

Il gigante del mare invece non ha  potuto effettuare i lavori perché pare che : “avrebbe occupato per alcuni mesi una banchina dell’area commerciale“. Così alcune ditte augustane furono costrette a rinunciare alla commessa. Ma la cantieristica navale non è l’unica alternativa ai containers. Esiste un’altra attività che offre parecchie prospettive di lavoro. “Ad Augusta – spiega Luigi Boccadifuoco, agente marittimo – arrivano dall’estero materie prime come lamiere, flange e altre parti meccaniche che vengono trasportate via terra a Priolo , dove opera la Siteco che assembla tutti i materiali per la realizzazione delle torri eoliche. Un traffico cospicuo di materie prime e prodotti finiti che rappresentano una realtà consolidata che offre lavoro a centinaia di persone“.

Si tratta della SI.TE.CO. società per azioni costituita nell’anno 2003, il cantiere di costruzione delle torri eoliche è ubicato a Marina di Melilli, un’area di circa 260 mila metri quadrati dei quali oltre 10 mila di capannoni adibiti ad officina meccanica dove grosse sle torri vengono assemblate. “Una attività che prevede circa dieci anni di lavoro – spiega il direttore operativo Santino Sulfaro – per una produzione media di 400 torri/anno. Da Punta Cugno ci arrivano le materie prime che noi assembliamo. Il 60% delle torri vengono esportate fuori dalla Sicilia , in Spagna, Turchia e Grecia, il rimanente 40% è assorbito dal mercato regionale o nazionale.”

La Si.Te.Co. occupa 230 addetti con un indotto di aziende locali per altre 300 addetti. Quindi un’altra realtà consolidata che dipende dalle sorti dell’area commerciale di Punta Cugno. “Il porto di Augusta – spiega Sulfaro – per noi è un’importante punto di riferimento, sono il nostro punto di approvvigionamento e il trampolino di lancio dei nostri prodotti verso il mercato internazionale“. A differenza del traffico containers questo tipo di attività creano occupazioni e maggiore sviluppo per il territorio e possono svilupparsi ulteriormente solo se esiste la volontà manageriale nei posti chiave. In conclusione, appare evidente che esistono attività già avviate con migliaia di addetti, mentre la tendenza degli attuali vertici politici non sembra tenerne conto in vista di uno sviluppo futuro, occorre capire quanto conta il certo, rispetto all’incerto che si tenta di far passare come unica opportunità di sviluppo . Gianni D’Anna – 2008 © www.harbours.net



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Gianni DAnna

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