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I (con)dannati della Sarost 5. Il mondo tace

Dopo che sono stati soccorsi il 15 luglio scorso  , 40 migranti, di cui due donne in attesa,  e  l’equipaggio della nave appoggio sono ancora bloccati a 45 minuti dal porto di Zarzis(Tunisia), nei pressi di una piattaforma petrolifera.  La civile Europa li ignora e l’Onu tace. 

 

 

28 luglio 2018 –  Il Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes) da oltre due settimane chiede alle autorità del Paese nordafricano di “rispondere alla richiesta di soccorso”  del comandante della nave che ha a bordo  40 migranti, di varie nazionalità africane, bloccati  a bordo del rimorchiatore d’altura  Sarost 5,  battente bandiera  tunisina, al fine di poter sbarcare al porto di Zarzis e ricevere gli aiuti medici e psicologici necessari.

In una  nota inviata alle agenzie di stampa internazionali  nei giorni scorsi , il Forum sottolinea inoltre la “difficile situazione umana” di questi migranti salvati dopo un guasto al motore alla loro imbarcazione ma costretti a navigare al largo di Zarzis sulla Sarost 5 cui non è stato permesso di entrare in porto, sebbene alcuni abbiano bisogno di cure mediche e psicologiche.
L’Europa sta applicando la politica del fatto compiuto per quanto riguarda le piattaforme di accoglienza dei migranti in Tunisia, rifiutando di aprire loro le porte e imponendo una politica sistematica di sanzioni contro tutti coloro che prendono parte alle operazioni di soccorso, attraverso restrizioni sull’azione di imbarcazioni di salvataggio delle organizzazioni umanitarie“,

scrive il Forum condannando a questo riguardo le “politiche disumane degli Stati dell’Unione europea che si rifiutano di assumere la responsabilità legale e umana nei confronti dei migranti e delle operazioni di salvataggio in mare che hanno causato centinaia di morti per annegamento dall’inizio dell’anno“. Il Forum invita inoltre i Paesi europei “a rispettare le leggi marittime, gli accordi internazionali di ricerca e salvataggio marittimo, affermando che il costo umano delle politiche migratorie europee è una continua vera tragedia e che esse esprimono il rifiuto delle leggi e delle convenzioni internazionali rischiando di condurre a nuove catastrofi umane nel Mediterraneo“.

Il presidente del comitato regionale della Mezzaluna Rossa di Medenine, Mongi Slim, ha riferito all’agenzia di stampa Tap,  che “le autorità tunisine hanno fornito assistenza medica ai migranti che hanno contratto la scabbia in tre casi, ivi comprese le due donne incinte“. Slim chiede ancora “la fine dell’odissea per questi migranti e l’adozione di una decisione da parte della Tunisia, dell’Italia o Malta“.  Il capitano della Sarost 5, Ali Aiji, ha confermato  con una chiamata alla radio locale Mosaique fm che “le condizioni di salute dei migranti a bordo sono preoccupanti“.  Della vicenda se ne sta occupando il giornalista Sergio Scandurra, per Radio Radicale. Il collega è in contatto con qualcuno a bordo del rimorchiatore d’altura coinvolto in questa vicenda. 

Dove sono finiti i buoni propositi di Spagna e Francia che criticano l’Italia? Come mai non si sono fatti avanti per risolvere anche questo disperato caso come hanno già fatto in altre occasioni?Nell’immenso mare dell’umanità , dove tutti siamo migranti in balia del tempo, accadono fatti che dovrebbero suscitare orrore e invece  niente. Passa la linea dura della fermezza in Italia per ingrassare pance gonfie d’orgoglio e di uno strisciante razzismo. Piccoli uomini si riscoprono statisti inflessibili e decidono dei destini di popoli e dell’esistenza stessa dei disperati che solcono i mari  nella speranza di una vita migliore.  Quella che fino a ieri era la legge del mare, del soccorso, è adesso solo carta straccia.

La Solas e tutti i protocolli internazionali sul Soccorso e salvezza della vita umana in mare oggi vale zero , niente. Così accade che già con il Governo Renzi il ministro Marco Minniti impone alle navi ONG un protocollo d’intesa, tra cui la presenza a bordo delle navi delle organizzazioni governative di personale delle forze dell’ordine per “congelare” il momento del soccorso in mare  che è utile per  scoprire chi,su un imbarcazione dei migranti , è lo scafista scelto , di volta in volta, dall’organizzazione criminale di condurre un’imbarcazione. 

Questa semplice azione preventiva , per scoraggiare una sorta di “sodalizio” tra trafficanti e ONG ha avuto i suoi risultati con un ingente e vistoso calo degli arrivi di migranti in Italia.  Un’iniziativa che con l’avvento del Governo Conte-SALVINI-Di Maio si è più concretizzata in “porti italiani chiusi” che però nel caso di soccorso di navi mercantili appare enormemente incivile e fuori dai canoni di sicurezza internazionali. Perché un conto sono le navi delle ONG che andrebbero a recuperare i migranti  nelle acque Libiche, un’altra cosa sono le navi mercantili che salvano casualmente vite umane in mare.

Al di là degli Stati nazionali, come l’Italia che hanno scelto una linea di fermezza ai limiti dell’umanità ,appare incongruente e insignificante la presenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che ha tra i suoi meccanismi e  dispositivi come l’onnipresente UHNCR che dovrebbe essere garante di tutti i presunti rifugiati nel mondo.  Appare evidente che i dannati della  Sarost 5 da circa 15 giorni sono in mare senza che nessuno stato o organizzazione internazionale sia intervenuta.  Dio è morto a bordo di quella piccola nave, l’umanità sta soccombendo alla ragion di Stato. Dopo questi episodi eclatanti potrebbe anche accadere che una nave in navigazione , pur di non trovarsi coinvolta, farà finta di non vedere un’imbarcazione in difficoltà e passi oltre. La morte della civiltà marinara incombe sul Mediterraeo.  – Gianni D’Anna © www.harbours.net

La Sarost 5 davanti alla costa Tunisina




Redazione92

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