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Armatori italiani : Botta e risposta tra Onorato e Mattioli

Polemiche a distanza tra l’armatore Vincenzo Onorato e il presidente di Confitarma Mario Mattioli. Al centro dell’attenzione la questione dell’utilizzo di marittimi extracomunitari su navi battenti bandiera italiana.

 

L'armatore Vincenzo Onorato30 giugno 2018 – “Non è sufficiente cambiare il logo della Confitarma per auto-qualificarsi difensori dell’italianità e degli italiani; anzi, questa presunzione di italianità diventa grottesca nella Confederazione degli armatori italiani, che tutela e fornisce copertura agli armatori che nella composizione degli equipaggi delle navi che battono la nostra bandiera italiana, continuano a privilegiare in stragrande maggioranza l’imbarco di extracomunitari sottopagati, mentre i nostri connazionali restano a casa disoccupati a fare la fame“.

Dura presa di posizione dell’armatore Vincenzo Onorato, proprietario delle compagnie di navigazione  Moby e Tirrenia.  Da tempo all’interno del mondo degli armatori italiani c’è una lotta intestina che  nelle ultime settimane ha conosciuto una recrudescenza. Qualche giorno fa  la confederazione degli armatori italiani ha presentato  il nuovo logo in contemporanea con la celebrazione dei 20 anni del Registro Internazionale, che aveva consentito alla bandiera italiana di tornare competitiva. Abbiamo voluto aggiornare il nostro logo associativo con una chiara indicazione del carattere italiano, non solo della nostra flotta, ma di questa organizzazione, degli armatori che la compongono, del territorio da cui operiamo su tutti i mercati marittimi ”  

ha sostenuto  il presidente di Confitarma Mario Mattioli   che ha rimarcato la sua posizione sulla questione degli equipaggi italiani per le navi che battono bandiera italiana, già occasione di scontri con l’armatore Vincenzo Onorato. “Un irrigidimento della composizione degli equipaggi in termini di nazionalità, pur con apparenti benefici conseguenti soprattutto per la media e bassa forza, in realtà appesantirebbero il gap competitivo già esistente tra la nostra e le altre bandiere comunitarie, spingendo il nostro naviglio all’estero – ha detto Mattioli –  Pertanto, ci raccomandiamo con gli alti rappresentanti dell’amministrazione di monitorare le future iniziative che potrebbero incanalarsi nella prossima manovra finanziaria al fine di scongiurare un tale esiziale pericolo”.

Oggi la flotta italiana conta 16,3 milioni di tonnellate di stazza e grazie ai 30 miliardi investiti negli ultimi 10 anni è cresciuta e nel panorama mondiale è una delle più giovani e moderne. Il botta e risposta è continuo tra i due protagonisti :  “L’ipocrisia di Confitarma – sostiene Onorato in una nota  – è in modo paradossale messa a nudo proprio dalle dichiarazioni del presidente Mattioli, che ripete a ogni occasione il compitino scritto dal suo azionista di riferimento, Manuel Grimaldi. Ovvero proprio da chi, in totale spregio e violazione del decreto Cociancich e quindi di una legge dello Stato che, ribadisco, è a tutti gli effetti vigente, agisce come se questa legge non esistesse perseverando ormai illegalmente nell’utilizzo di personale marittimo extracomunitario“.

E chi dovrebbe vigilare – prosegue il presidente del gruppo Onorato Armatori – su questa violazione di legge, gli organi dello Stato, o non sono in grado di farlo o si astengono dal farlo, consentendo agli armatori di continuare a beneficiare, in modo del tutto illegale, di quel quasi totale esonero dal pagamento delle tasse che sarebbe dovuto a chi rispetta le leggi e imbarca solo personale italiano o comunitario“.

Poi l’armatore lancia una frecciatina anche al Governo nazionale  Alcuni giorni fa – ricorda ancora Onorato nel comunicato – il Vice-premier e Ministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio ha affermato: ” Se prendi i soldi dello Stato e delocalizzi, li devi ridare con gli interessi, sennò da qui non ti muovi.” Una presa di posizione, quella del Vice-premier, che fa chiarezza in modo definitivo: chi delocalizza attività ed ha beneficiato di agevolazioni, se viola i patti e trasferisce la sua attività prima dei dieci anni dalla data di conclusione dell’agevolazione, rischia sanzioni da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto“.

Questo principio deve valere anche per gli armatori italiani, ponendo in essere un meccanismo sanzionatorio e vincoli che condizionino le agevolazioni fiscali ai parametri in tema di utilizzo di marittimi italiani e comunitari che erano alla base della tonnage tax e del registro internazionale. In parole semplici – sottolinea Vincenzo Onorato – Hai beneficiato delle esenzioni fiscali e previdenziali, non rispettando le norme e sommando ai benefici di legge anche i vantaggio derivanti dallo sfruttamento di manodopera extracomunitaria sottopagata? Ora paghi: il che significa che non solo restituisci tasse e contributi dai quali eri stato esentato, ma che, in virtù delle sanzioni, queste somme possono e devono anche essere doppie o quadruple rispetto all’ammontare dei benefici di cui si è approfittato in modo fraudolento“.

L’analogia con le delocalizzazioni che il Vice- premier Di Maio vuole colpire e sanzionare ci sta tutta: gli armatori hanno sede stabile in Italia e navi in giro per il mondo, ma questi stessi armatori forse dimenticano che la nave, ovunque essa si trovi, è un pezzo di territorio italiano.  “Per la nave quindi – sottolinea Onorato – la delocalizzazione non è un fatto geografico ma sociale e occupazionale: riguarda cioè la struttura della composizione dell’equipaggio“.

La legge 30 del 1998, nata proprio per garantire la sopravvivenza di una flotta mercantile italiana e per tutelare l’occupazione dei marittimi del nostro Paese, ha garantito agli armatori privilegi unici nel panorama industriale italiano: la quasi totale esenzione fiscale, sgravi contributivi per gli equipaggi e altre misure. ” Ma troppi armatori  – sostiene Onorato – furbescamente hanno eluso la legge, e continuano a farlo imbarcando sostanzialmente equipaggi extracomunitari sottopagati“.

Oggi i  marittimi italiani disoccupati superano quota 60 mila  e le esenzioni fiscali si sono trasformate in un regalo a una sola categoria. “Sono fiducioso – conclude Vincenzo Onorato – che questo Governo, attraverso questo nuovo e giusto decreto, costruisca un argine contro quella che è una cinica operazione di killeraggio sociale e presenti il conto a questi armatori italiani che di italiano hanno solo il nome e che dall’ormai lontano 1998 perseguono impunemente solo i loro interessi. Lo Stato potrebbe recuperare miliardi di euro, i nostri marittimi disoccupati un posto di lavoro che spetta loro per legge. Per entrambi, Stato e marittimi, si tratterebbe di recuperare la dignità alla quale hanno diritto“. – 2018 © www.harbours.net



Redazione92

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