Porto di Gela -  Gela port news and facilities
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Il porto "isola" di Gela è situato lungo la costa meridionale della Sicilia, nei pressi della foce del fiume omonimo. L'area era abitata già durante il periodo neolitico. La città fu fondata dai coloni Rodii-Cretesi intorno al 689 a.C. Nel 580 a.C., coloni di Gela, fondarono Agrigento che si rese autonoma dieci anni dopo. La città divenne potente e riunì i popoli greci contro l'invasione dei cartaginesi. La città conobbe secoli di grandezza e prosperità, fino alla sua distruzione ad opera delle truppe cartaginesi attorno al 282 a.c. Seguì l'epoca romana e via via ,così come la Sicilia, le varie invasioni di popoli stranieri. La città venne riedificata da federico II ne 1233.

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Hotel a Gela

Servizi varie/port facilities
Autorità portuali/Port Authorities
Meteo/Weather

Lat. 37° 01' 80'' N — Long. 14° 15' 20'' E

PRIMO PIANO
Incendio raffineria : Procura sequestra l'area
17 marzo 2014 - Il procuratore della Repubblica del tribunale di Gela, Lucia Lotti, ha disposto il sequestro dell'area di impianto nell'isola 7 Nord del petrolchimico dell'Eni, dove sabato mattina si è sviluppato un vasto incendio per l'improvvisa fuoriuscita da una tubazione di prodotto idrocarburico ad alta temperatura. Il magistrato ha avviato un'inchiesta (per il momento contro ignoti) per il reato di incendio colposo.

Incendio alla Raffineria Eni Gela
15 marzo 2014 - Un incendio di vaste proporzioni si è sviluppato stamani all'interno della Raffineria Eni di Gela. La fiamme sono divampate nell'impianto Cooking 1 dello stabilimento. Un denso fumo nero, visibile a chilometri di distanza, ha oscurato il cielo del petrolchimico. Nella Raffineria è subito scattato il piano d'emergenza, con l'intervento dei vigili del fuoco aziendali che hanno domato il rogo e stanno adesso indagando sulle cause. Non si registrano feriti.

Inquinamento : Legambiente chiede interventi urgenti
4 giugno 2013 - Il guasto ad uno scambiatore dell'impianto della raffineria di Gela, ha determinato la fuoriuscita ed il riversamento nel fiume Gela di una rilevante quantitativo di petrolio grezzo. Mentre le operazioni di contenimento pare si stiano concludendo (ma bisognerà subito avviare quelle di bonifica), Legambiente desidera richiamare tutti - Ministero Ambiente, Regione, ARPA, ASP, Comune, Provincia e l'ENI - alle proprie responsabilità.Se sembra banale dire che questo è l'ennesimo incidente che determina a Gela il grave inquinamento del fiume e del mare, non è però superfluo ricordare che già nel 2003 avemmo a denunciare un avvenimento quasi identico e che nel 2008 la Magistratura pose sotto sequestro i serbatoi "colabrodo". Condividiamo con il presidente Crocetta l'opinione che "bisogna organizzare in loco task force specifiche composte da Arpa, Genio civile, Asp e uffici ambientali delle province, per esercitare un'azione continua e costante di controllo. Da tempo, per Gela, sono state concesse le autorizzazioni ambientali, regionali e nazionali, necessarie per rafforzare la sicurezza degli impianti" ma è proprio a lui ed al suo assessore all'ambiente che Legambiente chiede di tradurre le opinioni in fatti concreti, a partire dal rafforzamento sul territorio di quegli enti, come l'ARPA, che hanno il compito di effettuare i controlli ed a cui, invece, con l'ultimo bilancio sono stati più che dimezzati i fondi. E queste task force devono essere costituite e dotate di uomini e mezzi adeguati, soprattutto laddove le situazioni di rischio e di compromissione dell'ambiente e della salute delle popolazioni sono conclamate da decenni. Occorre poi che l'adeguamento alle prescrizioni AIA (autorizzazione integrata ambientale) delle varie aziende petrolchimiche ed energetiche siciliane sia monitorato accuratamente e vengano sanzionate le omissioni ed i ritardi. Contestualmente, in quegli impianti dove se ne ravvisi l'esigenza, è doveroso rivedere da capo a piedi lo stesso provvedimento AIA. Per marcare un vero cambio di passo, il presidente Crocetta operi - adesso - attivamente per pretendere che vengano avviate le da troppo tempo attese bonifiche delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale di Priolo, Gela e Milazzo, senza le quali è provocatorio chiedere ai cittadini di consentire la coesistenza di industria / salute / ambiente. Infine, da subito si inizi il procedimento per il recupero del danno ambientale causato dall'Eni.




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