Porto di Augusta - Augusta's port news
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Migranti i numeri del porto di Augusta

11 gennaio 2017 - Augusta è stato il porto da record per lo sbarco dei migranti in Italia e probabilmente in Europa nel 2016. In totale 219 soccorsi, per 26 mila 191 migranti (19362 uomini, 3398 donne e 3431 minori, di cui 2330 non accompagnati) arrivati. I dati sono stati resi noti dal Gruppo interforze di contrasto all'immigrazione clandestina della Procura di Siracusa che rappresenta in Italia un'elite di professionisti unica nel suo genere. Il gruppo fu creato ufficialmente nell'ottobre del 2006 alla procura di Siracusa. Il pool è composto da magistrati e da specialisti provenienti da diverse istituzioni dello Stato coordinati da Carlo Parini.
Il Gicic nel 2016 ha fermato 217 persone, individuate come presunti "scafisti" di varie nazionalità(50 del Gambia, 30 dell' Egitto, 31 del Senegal, 17 dell'Ucraina, 16 della Nigeria, 10 del Marocco, 8 del Ghana, 7 del Sudan, 8 della Costa D'Avorio, 4 della Libia, 4 della Somalia, 4 del Camerun, 5 della Tunisia, 8 della Guinea, 3 della Siria, 3 del Mali, 2 dell'Etiopia, 2 della Russia, 1 del Ciad, 1 della Guinea Konakry, 1 dell'Eritrea, 1 della Liberia, 1 dell' Iran e 1 del Togo). Sono accusati di "istigazione all'immigrazione clandestina", molti di loro sono stati ospiti delle carceri italiane. Si tratta di quasi uno scafista per gommone soccorso, al 25 dicembre 2016. Ad Augusta, inoltre, sono stati sbarcati oltre 75 cadaveri e un un feto abortivo di 5 mesi di una ragazza somala. Quattro i migranti deceduti successivamente in ospedale; una bambina iraniana, rianimata e ospedalizzata. In totale sette barche a vela e un peschereccio sequestrati.
Questi sono i numeri ,importanti, di un vero e prorpio esodo che in tanti continuano a cosiderare "emergenza" , dimenticando che il termine "emergenza" è valido per situazioni passeggere e non può essere utilizzato per flussi di migranti che è attivo da oltre dieci anni. Un lavoro costante nel tempo. Il Gruppo interforze ha già fermato i primi tre presunti scafisti del 2017. Si tratta dei gambiani Seho Traore, di 19 anni e del ventenne Demba Kontey e di Fay Malik, di 23 anni, accusati di aver condotto due dei tre gommoni con oltre 250 persone partiti da una spiaggia vicino Tripoli nella notte tra il 2 e il 3 gennaio scorso, poi soccorsi dalla nave Aquarius dell'organizzazione umanitaria italo-franco-tedesca Sos Mediterranee che opera insieme con Medici senza frontiere, dalla nave Gregoretti della Marina militare italiana e una motovedetta della Guardia costiera. La nave dell'organizzazione umanitaria è attraccata mercoledì al porto di Augusta con 378 tra uomini, donne e minori, 12 con i genitori, 38 non accompagnati.
Bisogna ammettere comunque che i fermati , seppur chiamati "scafisti", dovrebbero essere considerati come dei "vuoti a perdere", spesso si tratterebbe di disperati che si mettono al timone dell'imbarcazione in cambio di un passaggio gratuito. Molto probabilmente non fanno parte integrante dell'organizzazione di trafficanti che da oltre 15 anni si arricchisce alle spalle di milioni di profughi e disperati che attraversano il mare con la speranza di un futuro migliore. I veri trafficanti vivono nei paesi del continente africano, lontano dalle coste, protetti da una rete fittissima di relazioni di cui pare facciano parte anche pezzi di poteri governativi, dei vari stati coinvolti, che chiudono un occhio. I "Re delle migrazioni clandestine", con fabbriche artigianali di gommoni, sono al riparo dai pericoli dall'arresto e si godono la vita da nababbi e lo faranno ancora a lungo se l'Europa non interviene con decisione sulla terra ferma africana per stroncare il traffico illecito e regolamentare i flussi di profughi che fuggono da guerre, fame e miseria. Lo ha forse compreso il neo ministro degli Interni Marco Minniti, che nei giorni scorsi si è recato a Tripoli, dove ha avuto una serie di colloqui con il Presidente del consiglio presidenziale Falez Mustafa Al Serraj, con il ministro degli esteri, M. Siyala e i membri del consiglio presidenziale, A. Maitig e A. Kajman.
"La missione in Libia - riferisce una nota - è stata l’occasione per l’avvio di una nuova fase di cooperazione tra i due Paesi, soprattutto con riferimento al settore migratorio, così come alla lotta alle organizzazioni criminali che sfruttano i migranti". Nel corso dell’incontro, è stato ribadito "il sostegno pieno dell'Italia al governo di accordo nazionale e al ruolo della Libia nel contrasto al terrorismo sia a livello regionale che nazionale, in particolare nella regione mediterranea". Da entrambe le parti sono stati sottolineati "i progressi compiuti nel campo della cooperazione bilaterale tra i due Paesi in materia di sicurezza ed è stata ribadita la volontà di andare avanti nel rafforzamento e approfondimento della cooperazione in questo campo".
In tale contesto è stato espresso "l'impegno congiunto a lottare contro l'immigrazione illegale e il traffico di esseri umani ed è stata approfondita la questione della lotta all'immigrazione clandestina e del traffico di esseri umani sulle quali è stato concordato un progetto di memorandum d'intesa per l'esame congiunto in preparazione della sua approvazione. Tale memorandum rappresenta un progetto nazionale nel settore della sicurezza per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi nel campo della sicurezza congiunta, del contrasto al terrorismo e del traffico di esseri umani". Inoltre, Minniti e Al Serraj hanno confermato "l’impegno di affrontare insieme i problemi dei due Paesi come il contrabbando in tutte le sue forme e la protezione dei confini con particolare riferimento ai confini del sud della Libia, in questo quadro, l'Ambasciata italiana che opera da Tripoli costituirà il centro di coordinamento principale di tutti questi progetti". Gianni D'Anna - 2017 © www.harbours.net




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