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PRIMO PIANO
IL SEQUESTRO ANOMALO DEL CARICO DELLA CRISTIN

12 luglio 2010 - E' arrivata in porto la nave da carico Cristin, di bandiera italiana, con la stiva sigillata al cui interno è presente un carico sequestrato dal Corpo forestale a Porto Marghera. Si tratterebbe di un sequestro anomalo, intanto perchè nei lanci di agenzia il Corpo Forestale ha parlato di 50.000 tonnellate e poi perchè il carico è stato individiato come rifiuti ferrosi. Dal lancio di agenzia un noto blog web ha pubblicato la "notizia bomba" :"Ecomafia: da Augusta a Venezia sequestrato cargo carico di ferro". Evidentemente il giornalismo è in piena crisi, visto che tutti scrivono, anche senza effettuare le dovute verifiche che tutti i cronisti imparano sin dai primi giorni o ai corsi. Sarebbe bastato per esempio informarsi con la Capitaneria di Porto Marghera o di Augusta sulla reale consistenza del carico , come abbiamo fatto noi, per scoprire che il carico era di 4604,9 tonnellate e che la nave lunga 117 metri per una larghezza di 17 , 50.000 tonnellate non le potrebbe mai contenere. Adesso la nave è stata rispedita al mittente, ad Augusta, si trova ormeggiata a una banchina del porto commerciale, con il carico sequestrato. Un danno di circa 200 mila euro che qualcuno dovrà ripagare se, come sembra, non è fondata la tesi del traffico illegale di rifiuti ferrosi. Poi c'è la spinosa vicenda della diffamazione a mezzo stampa che gli interessati pare sono convinti di portare davanti a un giudice. Scrivere di Ecomafia è una affermazione che poi dovrà essere provata, visto che nell'organizzazione di questi viaggi, di cui quello della Cristin era il terzo, sono coinvolte una società di Catania proprietaria del carico, uno spedizioniere di Augusta che ha seguito l'iter di imbarco, la Capitaneria di porto di Augusta che ha autorizzato l'imbarco della merce, la port Authority che ha autorizzato l'utilizzo delle banchine dell'area di Punta Cugno, l'Arpa di Siracusa che ha effettuato le analisi del carico e ,per finire, anche i Vigili del Fuoco di Siracusa che hanno effettuato anche i controlli per la presenza di eventuali sostanze radioattive. Tutti hanno attestato che si tratta di materie prime secondarie(MPS). Le stesse che secondo il Corpo Forestale di Porto Marghera invece sono diventate rifiuti ferrosi. Una vicenda che ha già suscitato un grande polverone e che rischia di tramutarsi in un probabile boomerang nei confronti di chi questa storia , a tutti i costi, l'ha portata sotto i riflettori, forse per interessi personali o per invidia. Già perché ,pare che sin dal primo viaggio da Augusta a Porto Marghera, una società di Catania ha tempestato di e-mail le autorità del porto veneto. Evidentemente qualcuno non vuole che i carichi di materie prime secondarie siciliane vadano alle acciaierie del Veneto. © www.harbours.net


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